C’è un livello oltre l’indignazione è quello del disgusto. Perché quando un nome continua a riaffiorare per decenni accanto a scandali, inchieste, latitanze, condanne e vicende che hanno attraversato alcune delle pagine più oscure della cronaca italiana, non si può più parlare di semplice casualità narrativa. Si ha la sensazione di osservare un ambiente malsano, dove il potere perde qualsiasi dignità e diventa soltanto una materia putrida.
C’è un livello oltre l’indignazione è quello del disgusto
Oggi Valter Lavitola torna ancora una volta sotto i riflettori. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa è indagato nell’inchiesta sull’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci. Gli investigatori hanno sequestrato telefoni, computer e dispositivi elettronici per ricostruire rapporti, contatti e responsabilità. Saranno le indagini e un eventuale processo ad accertare i fatti. Ma il solo riaffacciarsi di questo nome provoca una sensazione di autentico rigetto.
La casa di Montecarlo…
La casa di Montecarlo, la latitanza del 2011, le accuse di corruzione internazionale, le contestazioni sulle truffe ai fondi pubblici, la vicenda della compravendita dei senatori, la condanna definitiva a due anni e otto mesi per tentata estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi, la richiesta della Corte dei conti di restituire ventitré milioni di euro di contributi pubblici. È una sequenza che restituisce l’immagine di un mondo che sembra aver smarrito qualsiasi residuo di etica.
C’è un livello oltre l’indignazione è quello del disgusto
Il disgusto nasce soprattutto dall’idea che possa esistere chi considera le istituzioni, l’informazione, la politica e perfino le persone come strumenti da piegare ai propri interessi. È questa concezione del potere a risultare insopportabile: un potere che non costruisce nulla, non produce cultura, non genera libertà, ma lascia dietro di sé soltanto sospetti, opacità e una lunga scia di degrado morale.
Le accuse…
Se le accuse oggi contestate dovessero trovare conferma, ci troveremmo davanti a un ulteriore salto nell’abisso. Se invece non dovessero essere confermate, resterà comunque il peso di una biografia pubblica che da troppi anni continua a essere attraversata da vicende giudiziarie e scandali di enorme rilevanza. Tutto questo mi disgusta. Ma non soltanto i singoli episodi, ma la persistenza di un modello umano che sembra vivere dentro una zona grigia permanente, dove il confine tra affari, potere e interessi personali diventa sempre più indistinto. È l’immagine di un’Italia che avrebbe dovuto archiviare certi personaggi da molto tempo e che invece continua periodicamente a ritrovarseli davanti, come se il fango non riuscisse mai a essere prosciugato del tutto.
