Il Belgio elimina Trump dal mondiale. Il clown della Casa Bianca voleva trasformare in geopolitica anche il calcio. La sua telefonata a Infantino è ridicola, tutto il discorso fatto sull’arbitro in questione è vergognoso… ha definito l’arbitro che ha espulso il centravanti statunitense: dal passato poco chiaro. Questo tizio ha usato i servizi segreti americani per investigare sul passato di un arbitro di calcio… e che voleva fare bombardargli casa?

Il Belgio elimina Trump dal mondiale

Se anche il calcio diventa il terreno su cui costruire sospetti, insinuazioni e propaganda, allora significa che il confine tra spettacolo e delirio del potere è stato abbondantemente superato. Quando un leader politico non accetta una sconfitta sportiva senza evocare complotti, retroscena e nemici nascosti, il problema non è più il risultato della partita, ma la concezione stessa del potere.

Un clown alla Casa Bianca

Il vittimismo permanente è diventato un metodo. Se si vince è merito del capo, se si perde è sempre colpa di qualcuno: dell’arbitro, del sistema, delle élite, dei nemici invisibili. È una rappresentazione infantile della realtà, costruita per alimentare tifoserie politiche che non devono ragionare ma soltanto applaudire.

Il Belgio elimina Trump dal mondiale

Il calcio dovrebbe restare calcio. Trasformarlo nell’ennesimo teatro di una guerra ideologica significa svilire lo sport e ridurre qualsiasi episodio a uno strumento di propaganda. La forza di un leader si misura anche dalla capacità di accettare una sconfitta senza trasformarla in una crociata personale. Quando invece ogni episodio diventa un pretesto per gridare al complotto, la credibilità lascia il posto alla caricatura.

E alla fine resta soltanto una gigantesca messa in scena, dove il protagonismo conta più dei fatti e il rumore più della verità.

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