Le lamentazioni di Donald Trump sono ormai diventate il rumore di fondo della politica occidentale. Ogni vertice si trasforma nello stesso copione: accuse, vittimismo, ricatti politici, richieste di fedeltà, leader europei costretti a inseguire gli umori della Casa Bianca. Un teatro stanco che monopolizza i titoli dei giornali mentre, nel frattempo, la vera tragedia continua a consumarsi nel silenzio.

Le lamentazioni di Donald Trump

Perché, mentre il mondo discute dell’ennesima sfuriata di Trump contro gli alleati della Nato, Gaza è praticamente scomparsa dai radar dell’informazione internazionale. Migliaia di morti, una popolazione allo stremo, città rase al suolo, una crisi umanitaria senza precedenti. Eppure basta un nuovo scontro verbale tra Washington e qualche capitale europea perché tutto il resto venga cancellato dall’agenda mediatica.

Ankara on my mind

Ad Ankara si apre il Forum dell’Industria della Difesa, anticamera del vertice Nato. Sul tavolo ci sono accordi e annunci per decine di miliardi di euro. Si parla di droni, sorveglianza terrestre, aviotrasporto strategico, materiali critici, nuovi sistemi militari e della futura sostituzione della flotta Awacs dell’Alleanza. Un gigantesco mercato della guerra presentato con il linguaggio rassicurante della sicurezza.

Le lamentazioni di Donald Trump

Trump, nel frattempo, attacca Italia, Francia, Regno Unito e Germania accusandoli di aver voltato le spalle agli Stati Uniti. Colpisce ancora anche Giorgia Meloni, bersaglio delle sue continue provocazioni: «Meloni mi piace, ma non c’è stata per noi», dichiara dopo l’incontro con Recep Tayyip Erdoğan. Una frase che sembra più un richiamo al rapporto di subordinazione che dovrebbe legare gli alleati a Washington che una normale dichiarazione diplomatica.

E intanto dalla NATO…

Intanto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, presenta i nuovi programmi di riarmo, mentre Ursula von der Leyen discute del rafforzamento della cooperazione tra Unione europea e Nato nel settore della difesa. Ed è proprio qui che nasce la domanda più inquietante. Quante conferenze, quanti vertici, quanti miliardi, quante polemiche servono ancora per far dimenticare Gaza? Ogni nuova crisi politica sembra diventare una cortina di fumo dietro cui l’opinione pubblica viene distratta, mentre una tragedia umanitaria continua davanti agli occhi di tutti.

Le lamentele di Trump passeranno. I vertici Nato finiranno. Gli accordi verranno firmati. Ma il silenzio su Gaza rischia di rimanere come una delle pagine più vergognose della politica e dell’informazione occidentale.

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