La sanità, quando si parla di autismo, diventa un deserto. Un’eco lontana di diagnosi fatte in ritardo, di famiglie abbandonate al fai da te, di protocolli che esistono solo sulla carta. Perché l’autismo non porta soldi, non garantisce carriere veloci nelle aziende farmaceutiche né arricchisce i convegni sponsorizzati.

La sanità: oblio e abisso se non ci mangiano sopra

Così viene lasciato ai margini, dimenticato. Bambini, adolescenti e adulti restano senza strumenti adeguati, senza percorsi personalizzati, inghiottiti da un sistema che tratta il disturbo come un fastidio burocratico da archiviare. La presa in carico? Un’illusione. Liste d’attesa infinite e operatori impreparati: questa è la realtà. E mentre l’autismo viene relegato all’oblio, ecco che si esalta un’altra patologia: la sindrome di Dravet. Non fraintendiamoci, è una malattia reale, ma è diventata l’oggetto perfetto per il business. Perché? Perché ogni crisi epilettica diventa terreno fertile per aggiungere un farmaco, per testare una nuova molecola, per spingere famiglie disperate verso la politerapia più selvaggia. Sei farmaci contemporaneamente per la stessa patologia? Una follia spacciata per “linea guida aggiornata”. Eppure il protocollo originale ne prevedeva tre. Ma tre non bastano per muovere il mercato, tre non giustificano le conferenze scintillanti pagate dalle multinazionali.

I medici a 6 zeri

I medici, complici o vittime consapevoli, recitano la parte dei burocrati del farmaco. Con sufficienza ti liquidano: “È la procedura, è il protocollo”. In realtà non è altro che una macchina di guadagno che ha trasformato la cura in un’asta di prescrizioni. Non c’è personalizzazione, non c’è attenzione al bambino, non c’è ascolto. C’è solo la fredda catena di montaggio che impone cocktail tossici di farmaci, ognuno con i suoi effetti collaterali devastanti, mentre i pazienti diventano cavie in nome del profitto.

La sanità il male oscuro della Sanità

La sanità, nel frattempo, si ammanta di parole come “innovazione”, “ricerca”, “eccellenza”. In realtà, la verità è che l’autismo non interessa: non porta sponsor, non produce brevetti miliardari. L’epilessia sì, soprattutto se vestita col nome di sindrome rara: il terreno perfetto per lanciare nuovi prodotti a prezzi stellari. E le famiglie? Devono inginocchiarsi di fronte a protocolli che non hanno nulla di umano e che spesso peggiorano la qualità di vita dei bambini.

Manipolazione o negligenza?

Manipolazione o negligenza? Entrambe. Una manipolazione scientifica per giustificare l’assalto delle case farmaceutiche, e una negligenza quotidiana dei medici che si rifugiano dietro linee guida prefabbricate invece di guardare negli occhi i loro pazienti. L’autismo resta dimenticato perché non è abbastanza redditizio. La sindrome di Dravet, invece, viene brandita come bandiera per gonfiare il mercato. È questa la medicina di oggi: non più scienza, ma industria travestita da scienza. E i pazienti, dimenticati o sovra-trattati, restano gli unici a pagare davvero il prezzo.

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