La Palestina è sola… aggrappata alla speranza di un sogno giusto. Ora che i politicanti hanno fatto la loro recita tutto è tornato come prima ma con un velo di silenzio canzonatorio, oscuro, triste… massonico.

La Palestina è sola… aggrappata alla speranza di un sogno giusto

Eppure, in quel silenzio che pesa come una pietra antica, qualcosa continua a pulsare. Non è rumore, non è clamore: è un respiro caldo, testardo, che nessun copione scritto da altri riesce a soffocare. È la vita che insiste, che cresce fra le crepe dei muri sbrecciati, fra il fumo e la polvere, e tenta di ricordare al mondo che esiste ancora una terra che non vuole morire. Una terra che non chiede vendette, ma un posto dove potersi sedere senza paura, al tramonto, e riconoscere il proprio nome.

Bugiardi

Gli uomini in giacca e cravatta hanno parlato abbastanza. Hanno sfiorato la tragedia con dita distratte, voltandola e rivoltandola come un oggetto da esposizione, per poi rimetterla al suo posto quando la luce dei riflettori si è spenta. Le loro parole sono rimaste sospese nell’aria, leggere come bolle di sapone, ma altrettanto fragili: basta un soffio e svaniscono. E di fronte a quelle sparizioni, resta soltanto la gente comune a tenere il peso delle promesse mai mantenute.

La Palestina è sola… aggrappata alla speranza di un sogno giusto

La Palestina, allora, non chiede più applausi né pietà. Rimane ferma, dignitosa, in un equilibrio che pare impossibile, con gli occhi aperti su un orizzonte che tutti fingono di non vedere. Le sue notti sono lunghe, abitate da ricordi che il sonno non riesce a addolcire. Le sue mattine hanno il colore di un sole che nasce sempre un po’ troppo stanco, ma comunque nasce, come se fosse un atto di sfida, come se fosse un atto d’amore.

Sogno…

E così il sogno resta lì, sospeso fra il dolore e il coraggio. Fragile e resistente allo stesso tempo. Nessuno lo nomina, nessuno lo proclama. Ma continua a battere, piano, nel cuore di chi non si rassegna.

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