Ci sono persone che nel mondo, soprattutto in India, Thailandia e altre regioni simili della terra, guadagnano l’equivalente di due dollari al giorno: questo fatto lo trovo sconvolgente. Nei miei discorsi politici spesso ragiono in termini di miliardi, ma in molte parti del mondo, la vita o la morte si gioca sui centesimi.
Persone che vivono in equilibrio nella povertà
Evidentemente c’è qualcosa di sbagliato. Sono arrabbiato con me stesso, arrabbiato con il mondo per la sua indifferenza. Non vedo un barlume di speranza, non un accenno a una possibile soluzione. La povertà è vecchia come il mondo. Non c’è possibilità di migliorare la base economica di queste persone. Ma perché? Il perché non riesco a capirlo. Noi cresciamo circondati dai poveri, ma non ci domandiamo mai perché lo sono. Mi sembra evidente, però, che il sistema economico vigente mantiene un livello salariale così basso da non permettere mai di accantonare un centesimo per ampliare la base economica. Non avrei mai pensato che qualcuno potesse patire la miseria perché gli mancano 2 dollari. Un fatto del genere mi sembra assurdo, inconcepibile.
Da noi non è diverso
Eppure, mentre guardiamo a quelle terre e ci indigniamo, fingiamo di non vedere lo specchio incrinato che abbiamo davanti. Qui, nella civile Europa, nella civilissima Italia, la distanza non è poi così abissale: non nei numeri, certo, ma nella logica che regge tutto. Anche qui la base salariale è compressa, umiliata, resa talmente fragile da potersi spezzare al primo imprevisto. Stipendi che non permettono di arrivare sereni a metà mese, altro che alla fine. Un lavoratore italiano guadagna più di due dollari al giorno, è ovvio, ma vive intrappolato in un sistema che lo priva comunque della libertà economica: non risparmia, non investe, non costruisce. Sopravvive. E sopravvivere è solo una forma più elegante di povertà.
Persone che vivono in equilibrio nella povertà
In Italia la depressione salariale ha un nome dolce, quasi accademico: “bassa crescita”, “produttività stagnante”, “compressione del potere d’acquisto”. Ma dietro quelle parole ovattate c’è il dramma reale di milioni di persone che lavorano senza vedere un futuro. La capacità d’impresa crolla non perché manchino le idee, ma perché mancano i margini per metterle in pratica. Chi ha un’attività annaspa tra costi insensati, tasse feroci, energia alle stelle e una domanda interna che è ormai un cadavere economico: gli italiani non comprano perché non possono comprare.
Miseria…
E allora la distanza fra chi vive con due dollari e chi vive con mille euro si riduce a una differenza di scala, non di sostanza. Gli uni muoiono per mancanza di centesimi, gli altri per mancanza di prospettiva. Cambia il paesaggio, non la logica: un mondo costruito per mantenere larghi strati di popolazione incapaci di sollevarsi, condannati a non accumulare mai un capitale, una base, un appiglio.
È questo il vero scandalo: un sistema globale che, in modi diversi, produce la stessa condanna. E nessuno sembra voler spezzare la catena.
