La Meloni scarica i suoi dopo il flop. Il punto è sempre lo stesso, solo che cambia la scenografia. Quando il vento gira, il potere si alleggerisce. Non per etica, non per coerenza, ma per pura sopravvivenza politica.
Giorgia Meloni non sta “facendo pulizia”, sta facendo manutenzione. È diverso. La pulizia implica responsabilità, la manutenzione invece serve a tenere in piedi la macchina anche quando perde pezzi, e i pezzi, in questo caso, hanno nomi e cognomi: Andrea Delmastro e Daniela Santanchè.
La Meloni scarica i suoi dopo il flop
Fino a ieri erano scudi politici, oggi diventano zavorra. Prima del referendum erano intoccabili, quasi blindati, perché ogni crepa avrebbe dato l’impressione di una maggioranza fragile o di un tentativo di corrompere i cittadini all’ultimo momento. Dopo il voto, invece, la narrazione cambia: sacrificabili. Non perché siano cambiati loro, ma soltanto perché è cambiata la convenienza e cioè, con l’avvicinarsi delle prossime elezioni, diamo da bere agli italiani l’acqua della depurazione.
Il vero problema
Qui emerge il vero nodo: non è gestione della crisi, è gestione del consenso. Il referendum ha funzionato da cartina di tornasole, ha mostrato che il rapporto tra governo e Paese reale è meno solido di quanto Palazzo Chigi voglia far credere. Quindi, da qui, parte il rituale classico: si offre qualche testa simbolica per rassicurare l’elettorato, si simula discontinuità senza cambiare davvero rotta. Il caso Santanchè è emblematico. Non si dimette, resiste, si incolla alla poltrona con la stessa determinazione con cui la politica italiana difende se stessa, e questo crea un cortocircuito: da un lato il governo che prova a rifarsi il trucco, dall’altro una ministra che rende quel trucco evidente, quasi grottesco.
La Meloni scarica i suoi dopo il flop
Il risultato? Un’operazione di maquillage che somiglia più a una toppa mal cucita che a una svolta credibile. Nel frattempo, Elly Schlein osserva e rilancia, ma spesso con una linea che sembra più costruita per occupare spazio mediatico che per incidere davvero. Riguardo alla Schlein me ne occuperò successivamente. Il problema è che si sta consolidando un bipolarismo sterile: da una parte chi governa cercando di galleggiare tra propaganda e aggiustamenti tattici, dall’altra chi dovrebbe opporsi ma finisce per rincorrere slogan senza costruire un’alternativa solida.
E così il dibattito pubblico si abbassa, si svuota, diventa rumore di fondo. Le responsabilità si diluiscono, le parole si moltiplicano, i fatti restano pochi.
Il rischio, concreto, è che questo continuo gioco di scaricabarile produca un effetto anestetico. Gli italiani vedono, capiscono, e iniziano a reagire, l’affluenza al referendumne è la prova. Ma la politica ha smesso di essere credibile, ma continua comunque a funzionare.
