Forse l’Europa non si rende conto di essere sotto attacco della sua stessa architettura politica. Per anni Emmanuel Macron, Angela Merkel e i governi italiani che si sono alternati, hanno venduto stabilità come se fosse un dogma, quando in realtà era una fragile scenografia buona per rassicurare i mercati e zittire i cittadini.
L’Europa sotto auto assedio
Poi arriva il mantra dell’austerità: tagliare, comprimere, sacrificare, non per salvare i popoli, ma per salvare un’idea tecnocratica di Europa che ha trasformato gli Stati in esattori e i cittadini in numeri da spreadsheet.
L”asse europeo
Nel frattempo si costruiva il famoso asse Parigi-Berlino-Londra, una triade che avrebbe dovuto rappresentare la forza autonoma del continente e che invece si è rivelata l’ennesimo riflesso condizionato verso Washington. Perché diciamolo chiaramente: l’Europa politica non è mai stata davvero sovrana… è stata amministrata. Londra — prima ancora della Brexit — giocava già una partita doppia, più atlantica che europea. Berlino proteggeva il suo export e imponeva disciplina fiscale agli altri. Parigi cercava di mantenere una parvenza di leadership, spesso più retorica che reale, e in mezzo, Paesi come l’Italia, leali sì, ma anche sistematicamente relegati al ruolo di comprimari, buoni per ratificare decisioni prese altrove.Il risultato?
L’Europa sotto auto assedio
Un’Unione che parla di autonomia strategica mentre continua a dipendere militarmente, energeticamente e perfino culturalmente dagli Stati Uniti. Una costruzione che si proclama unita ma che, nei momenti decisivi, mostra crepe profonde: interessi divergenti, egoismi nazionali e una totale incapacità di visione comune.E così l’Europa si scopre vulnerabile non tanto per le pressioni esterne, ma per le contraddizioni interne che ha coltivato e difeso per anni. Non è sotto attacco: è sotto auto-assedio.
