La festa della liberazione è il nostro faro. Non possiamo dimenticare di come gli estremismi di destra resero l’Italia. La nostra liberazione deve essere vista come atto di giuramento e sacrificio da parte dei nostri partigiani. Dobbiamo renderci conto che gli americani (insieme a tutti gli alleati, ricordo che da soli gli americani non vincerebbero una guerra neanche combattendola contro se stessi), entrarono in Europa per combattere l’espansionismo nazista e per nessun altro motivo. Se la politica hitleriana di arianesimo fosse rimasta all’interno dei confini tedeschi non ci sarebbe stata nessuna guerra, perché fino all’espansionismo hitleriano, degli ebrei non importava nulla a nessuno e sicuramente non ci avrebbero creato una guerra sopra. Ringraziamo i nostri partigiani e oggi li ricordiamo per il sacrificio delle loro vite e per la grandezza che il senso di libertà dona.

La festa della liberazione è il nostro faro

Proprio per questo il 25 aprile non può essere ridotto a una ricorrenza stanca, a una data da calendario buona soltanto per cerimonie formali e parole consumate. È una memoria viva, dura, necessaria. È il giorno in cui un popolo spezzato scelse di rialzarsi, di non inginocchiarsi più davanti alla violenza, al manganello, alla paura trasformata in metodo di governo.

Grazie ai partigiani sempre

I partigiani non furono un’astrazione retorica: furono uomini e donne spesso giovanissimi, contadini, operai, studenti, madri, sacerdoti, intellettuali, persone comuni che decisero di mettere in gioco tutto. Molti non avevano divise lucenti né mezzi adeguati. Avevano fame, freddo, clandestinità, rastrellamenti, torture, condanne già scritte. Eppure salirono in montagna o agirono nelle città perché avevano compreso che senza libertà non esiste pane che basti, non esiste ordine che valga, non esiste patria degna di questo nome.

La festa della liberazione è il nostro faro

La Liberazione fu anche rinascita morale. Dopo anni di propaganda, servilismo e obbedienza cieca, l’Italia ebbe la possibilità di tornare a pensare, discutere, dissentire, scegliere. Da quel sacrificio nacquero la Repubblica, la Costituzione, il principio che nessun potere può essere assoluto e che la dignità umana viene prima di ogni ideologia.

Per questo ricordare è un dovere

Ogni volta che si banalizza il fascismo, ogni volta che si scherza con i simboli dell’odio, ogni volta che si disprezzano pluralismo e libertà di stampa, la memoria deve alzarsi e parlare. Non per vendetta, ma per difesa della civiltà.Il 25 aprile resta il nostro faro perché illumina una verità semplice: quando il buio sembra invincibile, esiste sempre qualcuno disposto ad accendere una luce. Quei nomi, spesso dimenticati, sono la radice della nostra democrazia. Onorarli significa meritare ciò che ci hanno consegnato.

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