La decisione della Biennale di Venezia segna un passaggio storico: l’arte non può più fingersi neutrale davanti alle macerie del mondo. Quando i bombardamenti devastano città, quando civili innocenti vengono travolti dalla violenza, quando il diritto internazionale viene piegato alla forza, il silenzio culturale diventa complicità elegante. Ecco perché il segnale lanciato da Venezia pesa ben oltre una premiazione.Le proteste del governo di Israele parlano di “indottrinamento”, di “boicottaggio”, di contaminazione politica.
La decisione della Biennale
Ma la verità è un’altra: per anni si è preteso che musei, festival e rassegne chiudessero gli occhi davanti ai massacri, offrendo tappeti rossi mentre il sangue scorreva altrove. Si è voluto trasformare la cultura in una lavanderia morale, dove bastava una mostra, un vernissage, una dichiarazione estetica per ripulire l’orrore della cronaca. La Biennale di Venezia ha invece ricordato un principio semplice e potente: non tutto è separabile. L’arte è libertà, certo. Ma la libertà non può diventare scudo per chi rappresenta Stati accusati da organismi internazionali e da una vasta opinione pubblica di gravissime violazioni umanitarie.
La bellezza dell’anima
La bellezza non può essere usata come profumo sopra la polvere delle rovine.Chi invoca il “dialogo” dovrebbe domandarsi dove fosse il dialogo mentre si colpivano ospedali, scuole, famiglie intere. Chi parla di apertura dovrebbe chiedersi perché tanti artisti nel mondo si siano ribellati, firmando lettere, proteste, prese di posizione. Non è censura chiedere responsabilità. È maturità morale.
La decisione della Biennale
Venezia lancia dunque un messaggio limpido: la cultura non deve inginocchiarsi al potere, né diventare scenografia per chi ignora la sofferenza umana. Se un Paese è al centro di accuse gravissime, la comunità internazionale ha il diritto di porre domande, di prendere posizione, di non applaudire automaticamente.Fuori dall’impunità, fuori dalla propaganda, fuori chi calpesta la dignità umana. L’arte, quando è vera, non copre i crimini: li illumina.
