La droga nel bicchiere nulla più di questo. L’alcol, il veleno legale che per decenni abbiamo chiamato salute

@Fabio Fiorina

Si compra al supermercato, si ordina al ristorante, si regala a Natale, si stappa per festeggiare una nascita, un matrimonio, una promozione. Ha bottiglie eleganti, etichette dorate, testimonial sorridenti e intere regioni costruite intorno alla sua produzione. Tuttavia, dietro la liturgia sociale del brindisi, esiste una sostanza precisa: l’etanolo.

La droga nel bicchiere

L’Organizzazione mondiale della sanità lo definisce una sostanza tossica, psicoattiva e capace di provocare dipendenza. Non è un’opinione proibizionista è una definizione scientifica.

Il grande inganno del bicchiere salutare

Per decenni non ci hanno venduto soltanto vino, birra e liquori. Ci hanno venduto un alibi sanitario. Il vino “fa buon sangue”. L’amaro “aiuta a digerire”. Il cognac “riscalda”. La birra “nutre”. Il vino rosso “protegge il cuore”. Queste formule sono entrate nelle famiglie, nei bar, nella pubblicità e persino in alcuni consigli medici. Il bicchiere quotidiano è stato trasformato in una specie di medicina popolare.

La grande pubblicità

Negli anni Novanta il cosiddetto “paradosso francese” rafforzò l’idea che il vino rosso potesse proteggere dalle malattie cardiovascolari. Alcuni studi osservazionali sembravano mostrare una mortalità inferiore tra i bevitori moderati.

Il problema era nascosto nei confronti utilizzati. Tra gli astemi venivano spesso inseriti ex bevitori, persone malate o soggetti costretti a smettere proprio per ragioni sanitarie. Inoltre, chi beveva moderatamente apparteneva frequentemente a gruppi sociali con redditi, alimentazione e assistenza sanitaria migliori.

La droga nel bicchiere

Quando questi fattori vengono corretti, il presunto vantaggio si riduce oppure scompare. Una vasta revisione pubblicata nel 2023 non ha trovato una riduzione significativa della mortalità tra chi consuma basse o moderate quantità di alcol.

Esiste anche un problema di conflitti d’interesse. Un’analisi di sessanta revisioni scientifiche sull’alcol e il cuore ha scoperto che tutte le quattordici firmate da ricercatori con precedenti finanziamenti dell’industria concludevano a favore di un effetto cardioprotettivo. Le revisioni indipendenti fornivano risultati molto più incerti. Il dato non dimostra una cospirazione, ma documenta un’influenza che non può essere ignorata. Lo studio è consultabile su PubMed.

Il corpo presenta il conto

L’alcol raggiunge rapidamente il cervello, modifica percezione, riflessi, giudizio e comportamento. Il fegato lo trasforma in acetaldeide, una sostanza tossica capace di danneggiare il DNA. L’alcol è collegato causalmente a oltre duecento malattie e condizioni: cirrosi, pancreatite, ipertensione, cardiopatie, ictus, depressione, ansia, dipendenza, incidenti, suicidi e violenza.

La droga nel bicchiere

Nelle stime mondiali riferite al 2019, l’alcol ha causato 2,6 milioni di morti. Circa 1,6 milioni sono derivate da malattie non trasmissibili, 700.000 da incidenti e traumi, 300.000 da patologie trasmissibili. Nel mondo, circa 400 milioni di persone vivevano con un disturbo da uso di alcol e 209 milioni con una dipendenza. Sono dati ufficiali dell’OMS.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro classifica le bevande alcoliche nel Gruppo 1: cancerogene per l’essere umano. Questa categoria indica la certezza del legame, non che tutte le sostanze classificate producano lo stesso rischio.

Causa 7 tipi di tumore

L’alcol causa almeno sette tipi di tumore: bocca, faringe, laringe, esofago, fegato, colon-retto e mammella. Nel 2020 gli furono attribuiti circa 741.000 nuovi casi di cancro nel mondo. Oltre 100.000 riguardavano consumi considerati leggeri o moderati. Lo documenta la IARC.

Non esiste una soglia dimostrata sotto la quale il rischio oncologico scompaia. Bere poco è meno pericoloso che bere molto, ma “meno pericoloso” non significa innocuo. L’OMS Europa afferma che non può essere indicato un consumo privo di rischi per la salute.

L’Italia e la droga dentro il bicchiere

I numeri italiani smontano l’immagine rassicurante del consumo mediterraneo. Nel 2024, secondo l’Istituto superiore di sanità, i consumatori a rischio erano 8,2 milioni. I binge drinker, cioè coloro che bevono per ubriacarsi, avevano raggiunto il record di 4 milioni e 450.000 persone. Tra i minorenni dagli 11 ai 17 anni, 580.000 risultavano consumatori a rischio. Settantanovemila praticavano il binge drinking.

Il dato clinico

Ancora più grave è il dato clinico: 730.000 italiani presentavano già un danno d’organo causato dall’alcol. Oltre il 90 per cento non riceveva assistenza dal Servizio sanitario nazionale. I dati sono stati diffusi dall’ISS. Questa non è una marginale emergenza privata ma un enorme problema sanitario coperto dal rumore dei calici.

Una droga può essere legale?

L’alcol non è identico all’eroina, alla cocaina o alle metanfetamine. Ogni sostanza ha effetti, dosaggi e rischi differenti. Tuttavia possiede le caratteristiche fondamentali di una droga: altera il sistema nervoso, provoca intossicazione, può generare tolleranza, dipendenza, astinenza, avvelenamento e morte.

Uno studio pubblicato su The Lancet, basato su sedici criteri di danno individuale e sociale, collocò l’alcol al primo posto per danno complessivo nel contesto britannico. Ottenne 72 punti, contro 55 dell’eroina e 54 del crack. Eroina e crack risultavano più distruttivi per il singolo consumatore, mentre l’enorme diffusione dell’alcol moltiplicava danni familiari, incidenti, violenza e costi collettivi. La ricerca è disponibile su PubMed.

La droga nel bicchiere

Questo non significa che un bicchiere equivalga a una dose di eroina. Significa che la legalità delle sostanze non segue una graduatoria scientifica del danno. L’alcol è legale perché accompagna da secoli agricoltura, religione, commercio, fiscalità e consuetudini sociali. Produce occupazione, profitti e gettito fiscale. La sua normalizzazione è storica ed economica, non tossicologica.

La stessa OMS osserva che l’alcol rimane l’unica sostanza psicoattiva capace di produrre dipendenza, con un enorme impatto sanitario mondiale, priva di un controllo internazionale giuridicamente vincolante. Il suo piano globale denuncia anche l’interferenza degli interessi commerciali nelle politiche pubbliche.

La libertà senza informazione è soltanto mercato

Nessuno deve nascondersi dietro un proibizionismo semplicistico. Proibire non cancella automaticamente una dipendenza e può alimentare mercati clandestini. Esiste però una gigantesca distanza tra vietare e continuare a santificare.

Servono etichette chiare sul rischio di cancro, limitazioni severe alla pubblicità, stop alle associazioni tra alcol, sport, successo e seduzione. Occorrono controlli reali sulle vendite ai minori, tassazione proporzionata alla quantità di etanolo e servizi territoriali accessibili.

Un adulto può scegliere di bere. Tuttavia deve sapere cosa sta bevendo

Dentro quella bottiglia non esistono tradizione, prestigio o salute. Esistono acqua, aromi e una sostanza tossica capace di creare dipendenza. La bottiglia elegante non modifica la molecola. La legalità non cancella il danno. Il brindisi non assolve il veleno.

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