La Chiesa vuole davvero rinnovarsi? La diocesi di Roma continua a spostare uomini come pedine dentro il gigantesco labirinto della macchina ecclesiastica. Cambiano i parroci, cambiano i rettori, cambiano gli incarichi, ma il meccanismo del potere resta sempre incredibilmente identico a se stesso. Il linguaggio ufficiale parla di servizio pastorale, di missione, di comunità. Poi però, dietro le formule liturgiche e le fotografie sorridenti, riaffiora sempre la vera natura della struttura romana: gestione del consenso, controllo narrativo, equilibrio tra correnti, influenza, visibilità e sopravvivenza interna.

La Chiesa vuole davvero rinnovarsi?

Don Fabio Rosini approda a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, Andrea Lonardo arriva ai Parioli, Gabriele Vecchione rafforza il legame tra diocesi e università dentro il mondo della Sapienza. Tutto appare ordinato, quasi amministrativo. Una liturgia burocratica perfetta. Ma tra le nomine ce n’è una che inevitabilmente lascia dietro di sé una lunga ombra: quella di don Aldo Buonaiuto come vice direttore della Caritas diocesana di Roma.

Le ombre si muovono

Buonaiuto non è mai stato una figura neutrale. Da anni vive dentro una zona grigia fatta di campagne mediatiche, battaglie contro sette religiose, denunce pubbliche, narrazioni apocalittiche e polemiche violentissime che hanno attraversato ambienti ecclesiastici, associazionismo laico e persino ambiti parlamentari. Il suo nome è stato più volte collegato alle controversie sul cosiddetto caso “Angeli di Sodoma”, vicenda che per molti osservatori rappresenta uno dei punti più oscuri e discussi dell’universo anti-sette italiano.

La Chiesa vuole davvero rinnovarsi?

Sia chiaro: non emergono condanne definitive o procedimenti giudiziari pubblici a suo carico – ed è giusto precisarlo senza ambiguità. Il problema non è soltanto giudiziario. Il problema è reputazionale, culturale, simbolico. Perché quando la diocesi più importante del cattolicesimo mondiale decide di promuovere figure così divisive, il messaggio che passa è inevitabilmente politico.

Misericordia e controllo

La Chiesa continua infatti a oscillare tra misericordia e controllo, tra Vangelo e apparato, tra spiritualità e gestione della paura. E spesso sembra scegliere uomini capaci di presidiare il conflitto più che disinnescarlo. Dietro queste nomine non ci sono soltanto parroci che cambiano parrocchia. Ci sono equilibri interni, correnti invisibili, reti di influenza e soprattutto una domanda che il Vaticano continua a trascinarsi addosso da decenni: la Chiesa vuole davvero rinnovarsi oppure sta soltanto cambiando posizione alle sue stesse ombre?

7

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *