Potremmo proclamarlo con assoluta certezza: la sinistra di destra di Elly Schlein. Non basta alzarsi dalla poltrona del Parlamento e inveire contro la Presidenza del Consiglio per essere di sinistra… e per cosa poi? L’unica differenza, oltre alla solita propaganda che usa parole come patto sociale, assistenza e soldi scomparsi, è il finto appoggio morale alla Flotilla. La Schlein non può lamentarsi e rivendicare i soldi del PNRR scomparsi quando, al momento delle grandi scelte strategiche, il suo PD si è spesso trovato allineato all’impianto generale europeo sull’Ucraina, sulle sanzioni e sulla progressiva separazione energetica dalla Russia.
La sinistra di destra di Elly Schlein
Un partito ormai borghese, centrista, talmente centrista da sembrare la parte destra della vecchia Democrazia Cristiana. Una forza politica che continua a definirsi progressista mentre parla sempre più il linguaggio delle élite urbane, delle istituzioni europee, dei tecnocrati e dei salotti televisivi. Il lavoratore, l’operaio, il precario, il pensionato, sembrano diventati figure decorative da evocare durante le campagne elettorali e dimenticare il giorno successivo.
Dov’è lo scontro sociale?
La sinistra italiana sembra aver perso il coraggio del conflitto sociale. Preferisce amministrare l’esistente piuttosto che metterlo realmente in discussione. Difende i diritti civili, battaglia certamente importante, ma spesso dimentica quelli economici. Parla di inclusione mentre milioni di persone vedono ridursi il proprio potere d’acquisto, aumentare il costo della vita, peggiorare la qualità dei servizi pubblici.
La sinistra di destra di Elly Schlein
L’unica parola d’ordine che continua a riemergere è patrimoniale. Una formula ripetuta come un mantra che, ogni volta che viene pronunciata, sembra allontanare una parte dell’elettorato popolare anziché avvicinarla. Non perché tassare i grandi patrimoni sia necessariamente sbagliato, ma perché appare come l’unica risposta proposta a problemi enormemente più complessi.
Caro Berlinguer…
E allora nasce una domanda inevitabile. Dov’è finita la sinistra che parlava di salari, industria, sovranità energetica, lavoro stabile, diritti sociali universali? Dov’è finita quella forza politica capace di rappresentare chi vive del proprio stipendio invece di chi commenta la politica dai convegni?
La sinistra di destra di Elly Schlein
Se non fosse per l’equilibrio più apertamente progressista rivendicato da Giuseppe Conte su alcuni temi sociali e internazionali, votare destra o sinistra darebbe spesso la sensazione di cambiare soltanto il colore delle bandiere e non la direzione della strada. Le differenze esistono, certo, ma appaiono sempre più sfumate dentro un quadro politico che sembra convergere sulle stesse logiche economiche, sugli stessi vincoli e sulle stesse priorità.
Forse il vero problema della sinistra contemporanea non è aver perso le elezioni. Forse è aver smesso, molto tempo fa, di rappresentare quella parte di Paese che diceva di voler difendere.
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