La brigata Meloni è complice di genocidio. Meloni, Tajani, Crosetto e il Consorzio Leonardo sono accusati dalla Corte Internazionale di concorso in genocidio. La Meloni cerca di mistificare giocando sulle parole “commissione” e “vendita”, ma non basta la semantica per cancellare le responsabilità.
La brigata Meloni è complice di genocidio
La vendita delle armi, cara Meloni, non è quando Israele ve le paga, ma quando ve le commissiona. È in quel preciso istante che l’Italia diventa parte del meccanismo della morte, complice attiva di chi bombarda civili e chiama sterminio “difesa”. E allora basta con le ipocrisie, con i giri di parole, con la finta ignoranza. Ogni missile costruito, ogni aereo armato, ogni contratto firmato è una firma sotto una sentenza di morte.
L’ennesima conferenza stampa
Non serve l’ennesima conferenza stampa per fingere trasparenza: i documenti parlano, le fabbriche lavorano, i profitti salgono. Le lacrime dei bambini di Gaza non si lavano con il lessico tecnico dei ministeri. Meloni e la sua brigata non difendono l’Italia, difendono un sistema d’affari intrecciato con la guerra, un consorzio di potere che si nutre di sangue e diplomazia. Tajani copre, Crosetto firma, Leonardo produce, e lei — la premier — gioca con le parole come una prestigiatrice davanti a una platea stanca e disillusa.
La brigata Meloni è complice di genocidio
Ma la verità, ostinata e implacabile, bussa. E quando entrerà, non basteranno le giustificazioni di Stato. La brigata Meloni verrà ricordata come il governo che barattò la pace per i contratti, la dignità per il silenzio, la vita per il profitto. Perché un genocidio non si commette solo con le bombe — ma anche con le parole di chi lo copre, di chi lo nega, di chi lo giustifica con un trucco linguistico.

