Israele è una montagna di merda. Chiamiamo questa vergogna con il suo vero nome: un’aggressione armata contro le Nazioni Unite. Oltre cinquanta uomini delle forze israeliane, accompagnati da almeno quattro mezzi blindati, irrompono nel Qalandiya Training Centre dell’UNRWA.

Israele è una montagna di merda

Il personale viene cacciato. Gli edifici vengono occupati. La bandiera israeliana viene innalzata come uno straccio di conquista coloniale. A guidare questa indecente esibizione muscolare c’è Itamar Ben-Gvir, ministro e bullo istituzionale, che celebra l’operazione come una vittoria.

Una vittoria contro chi?

Contro studenti palestinesi, lavoratori umanitari, insegnanti e personale delle Nazioni Unite. Netanyahu rivendica l’operazione, sostenendo che sia stata eseguita secondo una legge israeliana.

Ecco il trucco dell’occupante: scrive una propria legge, invade una struttura internazionale e pretende persino di chiamare tutto questo “legalità”.

Israele è una montagna di merda

Il segretario generale dell’ONU António Guterres parla invece di ingresso illegale, condanna l’azione e ordina a Israele di lasciare, restituire e ripristinare la struttura.

Israele risponde con la solita, nauseante arroganza: prende con le armi, innalza la propria bandiera e trasforma un abuso in propaganda.

Le identità

Provate ora a sostituire il nome Israele con Russia, Iran o Cina. Quante sanzioni sarebbero già state annunciate? Quante prime pagine griderebbero allo scandalo? Quanti governi occidentali parlerebbero di attacco all’ordine internazionale? Quando lo fa Israele, invece, l’Occidente balbetta, si volta dall’altra parte e lucida le scarpe all’occupante. Questa non è sicurezza. È banditismo di Stato. Questa non è autodifesa. È occupazione armata. Questa non è democrazia. È impunità trasformata in sistema politico.

Israele può occupare gli edifici, ma non riuscirà a cancellare la Palestina.

© Hans CPC

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