Il Vangelo strappa la maschera al potere. La croce non è una tessera di partito. Leone XIV ha avuto il coraggio di ricordarlo a chi vorrebbe appenderla sopra ogni contraddizione, facendone un lasciapassare per il potere, contestando la religiosità intrecciata all’estrema destra, ha riportato al centro comprensione e compassione. Finalmente una voce pastorale capace di chiedere alla politica conto delle anime che pretende di rappresentare.

Il Vangelo strappa la maschera al potere

Il paradosso è feroce: proclamarsi cristiani e costruire consenso sull’esclusione; invocare la vita e pesarla secondo il passaporto; celebrare la misericordia e concederla soltanto agli amici. Il Vangelo diventa così una scenografia, Cristo una comparsa, la croce un’insegna. Chi pronuncia il nome di Dio dovrebbe sentire il peso di ogni essere umano, anche quando disturba interessi, alleanze e convenienze.

Coerenza…

Questa richiesta di coerenza riguarda anche il governo Meloni: sulle scelte verso Israele e sugli aiuti a Kiev servono trasparenza, controlli e responsabilità. Per Netanyahu e Gallant la Corte penale internazionale ha emesso mandati per presunti crimini di guerra e contro l’umanità. Sono accuse giudiziarie gravissime, che impongono attenzione; eventuali complicità italiane devono essere provate, senza scorciatoie.

Il Vangelo strappa la maschera al potere

In Ucraina, l’ONU ha documentato violenze sessuali attribuite sia alle autorità russe, in larga maggioranza, sia a quelle ucraine. Nessuna alleanza deve diventare un’assoluzione. Il neonazismo va combattuto nelle ideologie e nei gruppi che lo professano, senza trasformare un intero popolo in un’etichetta. La giustizia comincia precisamente dove finisce la disponibilità a scegliere quali vittime meritino compassione.

Se fosse dimostrato che esponenti politici hanno contribuito consapevolmente a crimini di guerra, la loro professione di fede renderebbe ancora più urgente il giudizio ecclesiale. Il potere non può chiedere benedizioni per sé e lasciare alle vittime soltanto il silenzio, il lutto e le macerie.

Chiedo alla Chiesa di valutare

Per questo chiedo alla Chiesa di valutare sanzioni canoniche, fino alla scomunica quando consentita dalle norme, per singoli cattolici dei quali sia accertata una partecipazione consapevole a crimini di guerra. La scomunica non scatta automaticamente e non colpisce governi: richiede presupposti canonici, responsabilità personali e decisioni dell’autorità competente. Questa è una richiesta, non una misura annunciata dal Papa.

Leone XIV ha aperto una questione che brucia: quanta distanza può esserci tra il cristianesimo proclamato e l’umanità calpestata? La sua parola merita sostegno proprio perché restituisce alla fede una capacità di giudizio, anziché lasciarla nelle mani della propaganda. Adesso quella parola deve attraversare le parrocchie, interrogare i vescovi, raggiungere i palazzi. Chi indossa la croce risponda anche del peso che mette sulle spalle degli altri.

© Fabio Fiorina – centorighe.com

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