Il petrolio russo davanti all’Italia: questa rotta esiste. Sono certo che attorno all’Italia si muova una rete di scambi opachi legata al petrolio russo, un intreccio di petroliere, carichi trasferiti in mare, bandiere cambiate e documenti che chiedono di essere esaminati fino all’ultima riga. La chiamano flotta ombra, quasi fosse una leggenda lontana, ma quell’ombra si è allungata davanti alla Sicilia, sotto gli occhi di un Paese che dovrebbe sapere chi attraversa il suo mare e a quale prezzo.
I numeri esistono, sono stati raccolti attraverso immagini satellitari e dati di navigazione.
Il petrolio russo davanti all’Italia
33 trasferimenti di petrolio da una nave all’altra al largo di Augusta, tra gennaio e novembre 2024, con 52 petroliere monitorate. In quelle operazioni, secondo il rapporto investigativo, circa 1,26 milioni di tonnellate di petrolio e combustibili sono passate fra coppie di navi delle quali almeno una apparteneva, con certezza alla flotta fantasma russa.
Non è clandestino è comprato dall’Italia
Un milione e duecentosessantamila tonnellate non sono una suggestione, sono una massa enorme di greggio e derivati che ha cambiato nave a poca distanza dalle nostre coste. Io voglio conoscere la provenienza di quei carichi, i soggetti che hanno pagato i trasferimenti, i servizi ricevuti dalle petroliere, la destinazione dichiarata e quella effettiva. Voglio sapere quante volte un cambio di imbarcazione ha reso più difficile seguire la storia di ciò che viaggiava nelle stive.
Il petrolio russo davanti all’Italia
Nella stessa ricostruzione compaiono Ravenna e Trieste, dove alcune navi hanno scaricato prodotti petroliferi nonostante circostanze che, secondo l’inchiesta, sollevavano dubbi sul rispetto delle sanzioni. La provenienza di ciascun carico va accertata sui documenti doganali, ma gli approdi ci sono stati e le domande attendono ancora risposte pubbliche. Liquidare tutto come normale traffico marittimo significherebbe chiedere ai cittadini di voltarsi dall’altra parte proprio mentre dovrebbero guardare meglio.
Vietato ma possibile a quanto pare
Il greggio russo via mare è soggetto al divieto europeo d’importazione dal dicembre 2022, i prodotti petroliferi russi dal febbraio 2023, eppure le rotte opache continuano a cercare passaggi. Nell’agosto 2026 la Marina italiana ha ispezionato nel Mediterraneo una petroliera sanzionata della flotta ombra per verificarne persino la bandiera. Esiste anche la via delle raffinerie straniere: la Commissione europea chiede controlli sull’origine del greggio usato per produrre carburanti destinati all’Unione.
Il petrolio russo davanti all’Italia
Vorrei che qualcuno spiegasse come sia possibile parlare ogni giorno di fermezza contro Mosca e lasciare ai margini del dibattito ciò che avviene a poche miglia da noi. Se le sanzioni valgono, devono valere quando i controlli sono difficili, quando i nomi cambiano, quando i passaggi diventano complicati e il guadagno promette di far chiudere gli occhi.
Questa rete di scambi esiste e il suo rapporto con l’Italia meriti un’indagine capace di seguire ogni nave fino all’ultimo documento. Chiedo alle autorità di pubblicare i controlli eseguiti, di chiarire gli scarichi nei nostri porti, di accertare eventuali responsabilità e omissioni. Il mare conserva le rotte, i registri conservano i nomi, il silenzio conserva soltanto gli interessi di chi non vuole essere visto. I nostri acquisti dovrebbero indicare altre rotte… allora perché se compriamo petrolio dalla Russia di straforo, i nostri carburanti sono ancora così cari?
© Fabio Fiorina – centorighe.com
