Il maschio italiano che schifa i musulmani e poi si comporta da talebano rappresenta una delle più oscene contraddizioni del nostro tempo. «Questi arabi, la loro religione, le loro azioni contro le donne…».

Il maschio italiano… e i musulmani

Li vorreste tutti fuori da qui, però siete i primi a umiliare, controllare, minacciare e picchiare una donna. Loro, secondo voi, avrebbero come alibi una religione estrema, voi, invece, avete soltanto la SOTTOCULTURA. Non è una giustificazione: è una condanna senza attenuanti.

Ciarlatani della libertà

Siete quelli che difendono la libertà femminile soltanto quando serve per attaccare lo straniero. Poi, dentro casa, controllate il telefono della compagna, decidete come deve vestirsi, con chi può parlare, quando può uscire. Pretendete obbedienza, silenzio, disponibilità sessuale. Confondete l’amore con il possesso e chiamate gelosia quella che, molto spesso, è soltanto una miserabile forma di dominio. Vi scandalizza il velo imposto, ma costruite burqa invisibili fatti di paura, ricatti, dipendenza economica e isolamento. Condannate i matrimoni combinati, poi considerate una donna vostra proprietà solo perché ha accettato di vivere con voi. Gridate contro il fanatismo religioso, ma praticate quotidianamente il fanatismo patriarcale del padrone, quello che stabilisce regole, distribuisce punizioni e pretende perfino gratitudine.

Il maschio italiano

Non occorre invocare Dio per essere un aguzzino. Basta credere che una donna debba chiedere il permesso per esistere. Basta pensare che un rifiuto sia un affronto, che una separazione sia un tradimento, che l’autonomia femminile sia una provocazione. Da questa melma culturale nascono gli insulti, gli schiaffi, le mani al collo, le persecuzioni e, troppo spesso, i femminicidi. Il talebanesimo non possiede una nazionalità è soltanto una mentalità criminale che attraversa religioni, confini e classi sociali. Vive ovunque un uomo consideri la donna un essere inferiore da sorvegliare, correggere o punire. La religione non assolve nessuno, però nemmeno la rabbia, la gelosia, la disoccupazione o l’infanzia difficile possono diventare alibi per la brutalità.

Guardatevi dentro

Prima di urlare contro gli “arabi”, guardatevi allo specchio. Domandatevi quante donne italiane vivano prigioni domestiche costruite da italianissimi carcerieri. La civiltà non si misura dal passaporto, dalla religione o dal colore della pelle. Si misura dal rispetto.Chi usa violenza contro una donna non difende l’Occidente, la famiglia o la tradizione. Ne rappresenta la parte più marcia, ignorante e vigliacca. Non è un uomo forte è soltanto un miserabile che, incapace di vincere con le parole e con la dignità, tenta di imporsi con la paura.

© Fabio Fiorina

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