Sono domande, non accuse: Sinner è dopato? Tuttavia, nel grande circo dello sport, pare che anche una domanda possa diventare un sacrilegio quando riguarda l’eroe nazionale.

I fatti esistono e non possono essere cancellati dal tifo. Sinner risultò positivo due volte al clostebol nel marzo 2024. Le quantità erano minime e il tribunale indipendente accolse la spiegazione della contaminazione involontaria, dichiarandolo privo di colpa o negligenza. Tre esperti stabilirono inoltre che quelle tracce non avrebbero prodotto effetti rilevanti sulle prestazioni. Tutto documentato, tutto ufficiale. (ITIA)

Sono domande, non accuse: Sinner è dopato?

Successivamente, però, la WADA contestò quella conclusione e si arrivò a un accordo: tre mesi di squalifica, pur riconoscendo l’assenza d’intenzionalità e di vantaggi competitivi. (WADA) Una soluzione capace di lasciare una sensazione strana: abbastanza colpevole da essere sospeso, abbastanza innocente da tornare senza perdere alcun torneo del Grande Slam.

Il dubbio nasce anche da queste geometrie perfette

Gli infortuni, sia chiaro, non dimostrano il doping. Un ginocchio malandato, un crampo o un improvviso cedimento fisico non sono provette di laboratorio. Il problema al ginocchio destro che nel 2026 lo ha costretto a rinunciare prima a Cincinnati e poi agli US Open può avere decine di spiegazioni assolutamente normali. (ATP Tour)

Rimane però quell’immagine: una macchina quasi infallibile che, improvvisamente, sembra spegnersi. Non rallenta, non perde gradualmente potenza: alcune volte pare terminare il carburante. Poi torna, riparte e ricomincia a demolire gli avversari con la stessa precisione asettica.

Sono domande, non accuse: Sinner è dopato?

Si può osservare tutto questo senza formulare domande? Certamente. Basta trasformare il giornalismo in adorazione e il campione in una reliquia intoccabile.

Non possiedo prove per affermare che Sinner si dopi. Chi lo sostenesse come fatto mentirebbe. Allo stesso modo, però, nessuno dovrebbe pretendere una fede obbligatoria nelle versioni ufficiali. Dopo due positività e una squalifica concordata, chiedere controlli rigorosi, trasparenza assoluta e identiche procedure per il numero uno e per il numero trecento non significa odiare Sinner.

Significa amare lo sport più dell’idolo?

Sinner potrebbe essere completamente innocente, come stabilito dagli organi competenti. Il dubbio, però, non è una condanna. È quella crepa sottile attraverso la quale il pensiero prova ancora a entrare, mentre intorno tutti applaudono.

© Fabio Fiorina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *