Il cielo di Ein el-Hilweh si è aperto come una ferita cosmica, un tuono di ferro che ha strappato via il respiro ai suoi bambini — piccoli astri in corsa dietro a un pallone, nel crepuscolo di un campo profughi che da decenni è più attesa che terra.

Il cielo di Ein el-Hilweh

Quattordici vite si sono spente in un lampo, come candele soffiate dal vento di un dio irato o distratto. È il più grave bombardamento compiuto sul suolo libanese dalla tregua del 2024, una tregua che l’Onu conta violata oltre ottomila volte, come un rosario di peccati recitato nell’indifferenza dei potenti.

A un soffio da Dio

L’esplosione è avvenuta a un soffio dalla moschea, lì dove il sacro abbraccia il quotidiano, dove l’erba spelacchiata del campo da calcio diventava miracolo di innocenza. Sessanta corpi feriti, dilaniati, sospesi tra vita e morte, mentre gli ospedali di Sidone gemono, saturi, come monaci che non riescono più a contenere il dolore del mondo.

Il cielo di Ein el-Hilweh

E quando il fumo non si era ancora dissipato, un altro attacco: un pullman scolastico colpito a sud di Tiro, i quaderni dei bambini sparsi sull’asfalto come pagine di un vangelo strappato.Questi non sono “incidenti”. Sono liturgie oscure, violazioni solenni del diritto internazionale; sono la prova che il genocidio non è un evento ma un respiro continuo, che si sposta come una bestia affamata tra Gaza, Cisgiordania e Libano.

Senza tregua

Una processione di distruzione che l’Europa guarda con occhi spenti, mentre recita la parola “equilibrio” come un mantra vuoto, un incantesimo ipocrita che non salva nessuno. Bruxelles ha ignorato, e continua a ignorare, la sospensione prevista dall’articolo 2 dell’accordo di associazione con Israele, come se i diritti umani fossero un optional da modulare secondo il vento geopolitico.

Unione e sangue

L’Unione Europea è diventata la cattedrale dei doppi standard, un altare dove la legge si piega, dove la morale si dissolve e dove la vita dei bambini palestinesi pesa meno del silenzio dei suoi leader. In questo teatro dell’assurdo, Stati Uniti ed Europa officianti complici, il popolo palestinese continua a essere sacrificato: un popolo che resiste, che sanguina, che sopravvive nonostante tutto — come un canto che nessun bombardamento riesce a far tacere.

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