Ignazio La Russa continua a muoversi dentro quella vecchia tradizione politica dove la memoria storica viene piegata, addomesticata e riscritta a seconda delle convenienze del presente. E il problema non è soltanto ciò che dice, ma il modo in cui lo dice: con quella leggerezza ironica che vorrebbe trasformare questioni enormi in battute da salotto politico, quasi come se la storia italiana fosse un giocattolo retorico da usare per provocare reazioni mediatiche.
Ignazio La Russa
Quando si arriva a riabilitare figure come Giorgio Almirante senza affrontare fino in fondo il peso storico, politico e culturale che quelle figure hanno rappresentato, allora non siamo più nel terreno dell’analisi storica, ma in quello della manipolazione narrativa. Perché Almirante non è stato soltanto il leader di un partito post-fascista: è stato il simbolo di una continuità ideologica che per decenni ha cercato di sopravvivere dentro la Repubblica nata dalla Resistenza.
Divampa l’ipocrisia
Qui emerge l’ipocrisia di certa destra italiana contemporanea: si pretende rispetto istituzionale per la propria storia politica, ma si evita accuratamente di affrontarne le ombre più pesanti. Durante la stagione guidata da Almirante, infatti, l’Italia attraversò anni segnati da tensioni violentissime, terrorismo nero, organizzazioni extraparlamentari e ambienti dell’estrema destra radicale che contribuirono a creare un clima di destabilizzazione permanente. Non si tratta di “colpe ereditarie”, ma di contesti storici reali che nessuno può cancellare con operazioni cosmetiche di revisionismo.
Revisionismo di estrema destra
Molti movimenti dell’estrema destra di quegli anni alimentarono una cultura politica fondata sull’idea dello scontro, del nemico interno, della contrapposizione permanente contro la democrazia parlamentare considerata debole, corrotta o da superare. E mentre il Paese cercava di reggere il peso degli anni di piombo, pezzi di quell’universo politico flertavano apertamente con pulsioni autoritarie, nostalgie fasciste e strategie che nulla avevano a che vedere con la difesa democratica.
Ignazio La Russa
Per questo le parole di La Russa risultano così gravi: perché non arrivano da un opinionista marginale, ma dalla seconda carica dello Stato. E chi occupa ruoli istituzionali così alti dovrebbe avere il dovere della misura, della memoria e della responsabilità storica. Invece troppo spesso sembra prevalere il bisogno di lanciare provocazioni identitarie utili soltanto a consolidare una tifoseria politica nostalgica.
La storia non è una frittata da rigirare a seconda della convenienza ideologica del momento. E chi prova a farlo dimostra quasi sempre una delle due cose: ignoranza della materia o malafede politica. In certi casi, forse entrambe.
