Il “partito dei sindaci”. Finalmente. Mancava soltanto questo nel gigantesco luna park della politica italiana. Dopo decenni di partiti nati da avvocati, banchieri, ex rivoluzionari da salotto, professionisti della poltrona e influencer travestiti da statisti, ecco arrivare la grande novità da ombrellone estivo: il partito degli amministratori.
Partito dei sindaci: la novità da ombrellone
Noi di centorighe, sinceramente, non vediamo l’ora che nascano anche il partito dei fornai, quello dei ferramenta, il movimento unito degli idraulici democratici e magari pure il partito degli ex galeotti — che in Parlamento, diciamolo, troverebbero un ambiente familiare e probabilmente anche qualche vecchio compagno di corridoio. Senza dimenticare il partito dei latitanti in smart working: ormai manca solo quello per completare il presepe istituzionale italiano.
Al via da Roma
Il 12 giugno, a Roma, prenderà ufficialmente vita questa nuova creatura politica partorita dal “Progetto civico nazionale” di Alessandro Onorato. Una definizione già meravigliosa di suo: “progetto civico nazionale”. Tradotto dal politichese antico significa più o meno: “non sappiamo ancora bene cosa siamo, ma vogliamo esserci”.
Partito dei sindaci: tutti inside
Ovviamente non poteva mancare la processione rituale del centrosinistra al completo: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Bonelli, Fratoianni, Magi, Maraio… praticamente un catalogo umano di conferenze stampa inconcludenti e tavoli permanenti sul nulla. Mancava solo il buffet biologico e un workshop motivazionale sul cambiamento inclusivo resiliente sostenibile.
Sentiamo che dice il fenomeno
Onorato spiega che non vogliono fare “un partitino moderato”, ma “il partito degli amministratori”. E qui la domanda nasce spontanea: amministratori di cosa? Perché negli ultimi anni molti comuni italiani sembrano amministrati da gente che combatte quotidianamente contro buche, degrado, trasporti collassati, rifiuti e bilanci più devastati di un dopoguerra.
Partito dei sindaci: corazon espinado
Ma il punto più poetico arriva quando spiegano che gli amministratori “sono stanchi di fare i portatori d’acqua agli altri partiti”. Commovente. Dopo anni passati a sostenere coalizioni, correnti, segreterie, sottosegreterie, assessori, viceassessori e consulenti dei consulenti, improvvisamente scoprono l’autonomia politica. Una sorta di illuminazione mistica da congresso climatizzato.
Parole arcaiche
Poi c’è il passaggio sublime sul civismo: “Il civismo non è più tattico”. Certo. Come no. In Italia il civismo è diventato ciò che il biologico è per i supermercati: un’etichetta da attaccare sopra qualsiasi prodotto politico per farlo sembrare più fresco, più puro e possibilmente meno compromesso.
Partito dei sindaci…
La verità è che ormai ogni sei mesi nasce una nuova sigla che promette di “arricchire il centrosinistra”. Il problema è che più lo arricchiscono e più sembra un rigattiere ideologico dove convivono tutto e il contrario di tutto: progressisti, moderati, radicali, riformisti, populisti, civici, ecologisti, ex grillini, post democristiani e nostalgici della terza via che nessuno ha mai capito dove portasse.
La solita presentazione
E naturalmente chiuderanno il debutto raccogliendo firme per il ritorno delle preferenze. Perché in Italia ogni nuovo partito nasce sempre così: con un palco, qualche slogan morale, un microfono aperto, dieci telecamere, trenta selfie, quaranta dichiarazioni sulla partecipazione democratica… e cinquanta persone già pronte a litigare sulle candidature.
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