VI HANNO MAI AMMAZZATO UN FIGLIO? AVETE MAI AVUTO A CHE FARE CON SIGNORA MORTE? Avete mai sentito la morte parlare da sola, nel segreto della notte? Parla a bassa voce come un vecchio che conta le ossa, che conta i nomi, che conta le lacrime.

Vi hanno mai ammazzato un figlio?

Parla in lingue rotte, parla col sapore del sale, con il fumo appiccicato alle ciglia.
Parla e ripete: “chi ha ucciso un padre sa che non c’è ritorno”. E la voce insiste, insistente come un tamburo sotto il petto, e siamo tutti condannati ad ascoltarla. Gli uomini che uccidono padri, non come etichetta ma come gesto, portano nel pugno il peso di un reato che nessuna bandiera può cancellare.

Vi hanno mai ammazzato un figlio?

Se ve lo ammazzassero, le vostre mani diventerebbero tenaglie? Le vostre preghiere diventerebbero pietre? Quante volte la vendetta si traveste da giustizia, quante volte la giustizia si perde fra i corridoi ciechi della storia? Domande che rimbombano nei palazzi della notte, che risvegliano i morti e li obbligano a marciare ancora. I corpi si accumulano come foglie in un autunno eterno. Ogni nome è un terremoto. Ogni nome è una luna che si spezza in due.

Il sapore del sangue nel sangue

Il sangue non è mai neutro: bagna il terreno, bagna il linguaggio, bagna i sogni dei bambini che non saranno mai più tali. E dentro questo fango ci sono padri che non tornano a casa, padri che restano come ombre appese alle soglie, padri che parlano al vento e il vento non risponde. La follia non è una bandiera, è un rumore che cresce. La follia è quell’atto che trasforma la casa in pesante pietra, in un deserto che cammina.

La follia dentro

La follia prende la forma di ragioni soffocate, di verità ridotte a brandelli, di storie raccontate con gli occhi chiusi… e quando la follia vince, la parola “umanità” si sgretola come carta bagnata.
Chi sceglie la violenza deturpa, non soltanto la pelle, ma l’anima. Deturpa le stanze del cuore, tiene il respiro in ostaggio, scarnifica le memorie antiche che ci rendevano umani. Eppure sotto le macerie continuano a fiorire desideri semplici: il pane, il silenzio, la carezza che non chiede conto del colore della pelle né del suono della lingua.

Vi hanno mai ammazzato un figlio?

Questo fiorire è l’atto più ostinato di resistenza. Voglio chiedervi: ricordate quando eravate bambini e credevate che le notti servissero a raccontare favole? Dove sono finite quelle notti? Chi le ha rubate? La morte che parla da sola non sta dalla parte di nessuno, ma domanda, incalza, mette in fila i responsi: “chi hai amato? chi hai perduto? cosa resterà di te?” Non faccio appelli a nemici immaginari. Denuncio la ferita, la ripeto come un rito: perché chi uccide un padre consegna a tutti noi una tessera del dolore da cui non ci possiamo disfare.

Urlate

Allora urlate, urlate contro la violenza, contro l’oblio, contro la retorica che normalizza il sangue. Lasciate cadere le bandiere per un istante e ascoltate la morte che parla: vi dirà solamente il nome di chi non c’è più.
E se amate, amate in modo da ricostruire: pietra su pietra, nome su nome, luce su luce.

Vi hanno mai ammazzato un figlio?

Ve lo chiedo ancora, perché questa domanda non smette di urlare e più la si ripete più brucia come sale versato nelle ferite. Un figlio non è soltanto carne: è futuro, è possibilità è la mano che vi avrebbe chiuso gli occhi nell’ultima notte. Quando quella mano manca, vi resta solo il vuoto che divora. Il vuoto è un mostro che si nutre delle vostre ossa, che vi succhia il respiro, che vi accompagna come un cane fedele ma affamato. Il vuoto si siede a tavola, mangia con voi, dorme nel vostro letto, prende il posto della voce che non sentite più. Il vuoto è la vera guerra: quella che non si combatte con i fucili, ma con i ricordi. Gli uomini che hanno armato la loro mano per uccidere padri, madri, figli, hanno già perso.

Vi verrà tolto

Non importa quante mappe ridisegnino, quante terre occupino, quante bandiere issino al vento: resteranno comunque prigionieri del loro stesso ferro. Perché chi semina morte non coltiva futuro, coltiva solo rovine che crollano anche su loro stessi.Ma voi, voi che ascoltate, non siete innocenti se restate muti. Le pietre urlano, i muri gridano e voi? Vi tappate le orecchie? Avete paura della verità che sussurra nelle macerie? La morte non tace, la morte non si compra, la morte non fa compromessi.E allora, ancora una volta, vi domando: vi hanno mai ammazzato un figlio? Se non vi è accaduto, non pensate di essere salvi: siete solo in attesa. Perché in questa terra maledetta i figli non appartengono ai padri, appartengono al massacro.

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