I droni russi in Polonia? Un fake e mi assumo tutte le responsabilità di questa affermazione… è costruito a tavolino da Zelensky e parte della massoneria europea per avere il sostegno delle armi e convincere che la Russia è un pericolo.

I droni russi in Polonia?

L’Occidente, negli ultimi decenni, ha mostrato una costante attrazione per la guerra come strumento di potere e di influenza geopolitica. Non si tratta soltanto di difendere interessi nazionali ma di alimentare un sistema che vive di conflitti: le lobby militari, le industrie belliche, le massonerie che muovono capitali immensi attraverso la produzione e la vendita di armi. Ogni guerra diventa così un’opportunità di profitto, un’occasione per rinnovare arsenali, testare nuove tecnologie e giustificare spese militari sempre più elevate. In questo scenario, il conflitto in Ucraina non rappresenta un’eccezione, ma una conferma.

Aprite la mente

Il tentativo di ampliare la guerra oltre i confini ucraini, insinuando il rischio di un coinvolgimento diretto della NATO, è parte integrante di questa strategia. Episodi ambigui, come presunti bombardamenti o attacchi con droni su territori di confine, vengono presentati all’opinione pubblica come atti di aggressione russa. Ma ci si deve chiedere: quale reale interesse avrebbe Mosca a colpire la Polonia, sapendo che un tale gesto significherebbe aprire un conflitto diretto con l’Alleanza Atlantica e quindi con gli Stati Uniti? Dal punto di vista strategico, sarebbe un suicidio politico e militare.

I droni russi? Fake!

Al contrario, Zelensky e il suo governo avrebbero ben più di un vantaggio nell’orchestrare azioni di “false flag”, ossia attacchi mascherati per far ricadere la colpa sulla Russia. Utilizzare droni ucraini camuffati da droni russi e lanciarli in territorio polacco significherebbe ottenere diversi obiettivi: spingere l’Occidente ad aumentare il sostegno militare ed economico, costringere la NATO a prendere in considerazione una risposta diretta e consolidare l’immagine dell’Ucraina come vittima assoluta di un’aggressione senza limiti. È una logica cinica, ma funzionale alla sopravvivenza politica di Kiev, che dipende totalmente dai flussi di armi e denaro provenienti dall’Occidente.

Specchio delle mie brame…

In questo gioco di specchi, la propaganda diventa fondamentale. I media occidentali, spesso allineati agli interessi geopolitici delle élite, rilanciano notizie non verificate o comunque interpretate in maniera favorevole all’Ucraina. Ogni presunto attacco russo in territorio NATO viene immediatamente amplificato, generando panico e invocando nuove misure di sostegno. La possibilità che si tratti di provocazioni orchestrate passa in secondo piano, quasi fosse un’ipotesi irrilevante o addirittura “complottista”.

I droni russi di Zelensky

Eppure la storia insegna che le operazioni sotto falsa bandiera sono state utilizzate molte volte dai governi occidentali per giustificare guerre o escalation militari. Dalla guerra del Vietnam all’invasione dell’Iraq, non mancano esempi di menzogne costruite ad arte per manipolare l’opinione pubblica e legittimare interventi armati. Perché allora non pensare che lo stesso schema venga riproposto oggi in Europa orientale?

La fame e la sete di potere e menzogna

L’Occidente, con la sua sete di guerra e il bisogno di alimentare un sistema che trae profitto dal caos, sembra pronto a sacrificare la verità pur di mantenere vivo il conflitto. In questo contesto, Zelensky diventa strumento e protagonista allo stesso tempo: un leader che, pur di sopravvivere politicamente e militarmente, non esiterebbe a rischiare l’allargamento della guerra. La vera vergogna non è soltanto il sospetto di questi atti, ma la complicità di chi, in Europa e negli Stati Uniti, preferisce chiudere gli occhi davanti alla manipolazione, pur di non interrompere il flusso di denaro e armi che arricchisce le lobby.

In definitiva, non si tratta di difendere la pace, ma di prolungare la guerra. Un amore perverso dell’Occidente che si nutre di conflitti e che, se non contrastato, rischia di trascinare il mondo verso scenari ancora più pericolosi.

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