Le dichiarazioni del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar rivelano ancora una volta l’arroganza e l’aggressività con cui Israele tenta di soffocare ogni voce critica. Definire “antisemiti” i ministri spagnoli che hanno denunciato il genocidio in corso a Gaza non è soltanto una forzatura retorica: è un insulto alla verità e un abuso politico di una tragedia storica.

Gideon Sa’ar vergognoso

Israele continua a utilizzare l’accusa di antisemitismo come arma diplomatica, svuotandola di significato, per screditare chiunque denunci i crimini perpetrati contro la popolazione palestinese. La risposta della Spagna, che ha vietato l’ingresso a figure estremiste come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, appare invece un atto di coerenza politica e morale. È paradossale che proprio questi due ministri, noti per le loro posizioni apertamente razziste e suprematiste, pretendano di dare lezioni di democrazia.

Pulizia etnica

Chi giustifica la pulizia etnica e la colonizzazione forzata non può presentarsi come vittima di discriminazione. L’atteggiamento israeliano è il solito: ribaltare la realtà, accusare i critici di odio mentre si perpetuano bombardamenti indiscriminati, assedi e massacri. Parlare di “carattere violento” delle dichiarazioni spagnole mentre a Gaza si uccidono bambini e civili quotidianamente suona come un cinico capovolgimento della verità. L’uso del termine “regimi oscuri” per delegittimare le relazioni diplomatiche di Madrid con altri Paesi è un’altra manifestazione di ipocrisia: Israele mantiene alleanze militari ed economiche con dittature e governi autoritari, senza che ciò sollevi alcuna autocritica. In realtà, ciò che spaventa Israele non è la Spagna, né le sue scelte diplomatiche: è la crescente consapevolezza internazionale che la sua politica non ha nulla di difensivo ma rappresenta una macchina di oppressione e apartheid.

Gideon Sa’ar peggiora

Le minacce contro Madrid non fanno che confermare la debolezza morale e politica di uno Stato che, incapace di sostenere il peso delle proprie azioni, cerca rifugio nella censura e nella propaganda.

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