Ursula

Negli ultimi mesi, l’Europa si trova davanti a una sfida cruciale: dimostrare che la sua complicità con Israele, frutto di anni di silenzi e sostegni indiretti, non rappresenti una condanna definitiva della sua credibilità internazionale.

Europa la commediante

Le parole di Ursula Von der Leyen, pronunciate a Strasburgo durante il discorso sullo stato dell’Unione, segnano un punto di svolta potenziale. “Il mio discorso di oggi è un discorso per l’unità. Unità tra gli Stati membri. Unità tra le istituzioni dell’Ue. Unità tra le forze democratiche filo europee in quest’Aula”, ha dichiarato, lasciando intendere che l’Unione europea voglia finalmente agire come soggetto politico coeso e non come semplice spettatore.

Tra i temi principali, oltre al sostegno all’Ucraina e alla difesa comune, Von der Leyen ha annunciato l’istituzione di un Gruppo di Donatori per la Palestina e la creazione di uno strumento dedicato alla ricostruzione di Gaza. Una mossa che, seppur tardiva, tenta di bilanciare la narrativa dominante e di rispondere alle accuse di complicità verso le azioni israeliane. Ma se questa intenzione è reale, l’Europa dovrà fare un passo ulteriore: mostrare i muscoli non solo a Israele, ma anche agli Stati Uniti, storici garanti dell’impunità israeliana.

Bla Bla Bla?

Il rischio, infatti, è che gli annunci rimangano sul piano simbolico, ridotti a gesti di soft power senza effetti concreti. Per recuperare credibilità, l’Ue dovrà affrontare Israele imponendo condizioni chiare: rispetto del diritto internazionale, fine delle punizioni collettive a Gaza, apertura di corridoi umanitari reali. Parallelamente, dovrà dimostrare indipendenza dagli Stati Uniti, almeno sul terreno diplomatico, pena l’ennesima percezione di subalternità. Se l’Europa intende davvero “rimediare”, non basteranno fondi o dichiarazioni. Sarà necessaria una linea politica autonoma, capace di affermare che i principi di giustizia e diritto valgano più delle alleanze strategiche. Solo allora il discorso di Ursula potrà trasformarsi in atto politico e non restare mera retorica.

Di Cento Righe

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