Hanno provato a infangare il lavoro de L’Espresso perché la verità, quando arriva nuda e senza trucco, fa paura. Fa paura ai complici, ai vigliacchi, ai servi del silenzio. Fa paura a chi vive di propaganda, a chi si nutre di versioni comode, a chi preferisce il sonno dell’ipocrisia al risveglio della coscienza. Quando un giornale decide di mostrare ciò che molti vogliono nascondere, scatta il riflesso miserabile della macchina del fango.
Hanno provato a infangare il lavoro de L’Espresso
Non contestano i fatti: aggrediscono chi li racconta. Non entrano nel merito: sputano veleno. Non cercano verità: cercano vendetta contro chi ha osato rompere il copione.È il metodo antico dei mediocri: screditare chi lavora, insultare chi indaga, delegittimare chi documenta. Perché chi non ha argomenti urla. Chi non ha prove diffama. Chi non ha dignità si mette al servizio del potente di turno e chiama questo servilismo “equilibrio”.Il lavoro dell’Espresso merita rispetto anche da chi non ne condivide ogni linea editoriale, perché il giornalismo vero non è carezza al potere: è attrito, è domanda scomoda, è luce puntata dove altri vorrebbero buio eterno.
Servi comprati…
Chi tenta di sporcare quel lavoro dimostra solo una cosa: teme la libertà dell’informazione.Ci sono pennivendoli da tastiera, cortigiani in giacca buona e agitatori da salotto che si indignano soltanto quando la verità tocca i loro protetti. Per il resto tacciono, sempre.Tacciono davanti alle ingiustizie, davanti alle menzogne, davanti ai massacri morali e materiali del nostro tempo. Poi improvvisamente si svegliano quando qualcuno osa pubblicare ciò che disturba i loro padroni.Infangare chi informa è un gesto vile.
Hanno provato a infangare il lavoro de L’Espresso
È il gesto di chi vorrebbe un mondo senza giornalisti liberi, senza inchieste, senza domande. Un mondo di sudditi, non di cittadini.Ma c’è una cattiva notizia per costoro: la verità può essere rallentata, insultata, perfino perseguitata. Ma non la seppellirete mai. E ogni attacco contro chi la cerca rende ancora più evidente la vostra miseria.
