Europei all’ascolto di Netanyahu, l’ipocrisia seduta tra gli applausi. Il 24 settembre, quando Benjamin Netanyahu è salito alla tribuna delle Nazioni Unite, decine di delegati hanno abbandonato l’aula, lasciandola visibilmente mezza vuota.
La Spagna non si è presentata, mentre rappresentanti di importanti potenze occidentali sono rimasti ad ascoltare, esibendo tutte le contraddizioni dell’Europa politica contemporanea.
Europei all’ascolto di Netanyahu
Solo due giorni prima Macron aveva denunciato dall’identico podio uno spettacolo vergognoso, ricordando che Gaza non aveva visto riaprire nemmeno un corridoio umanitario.
Londra, Parigi e Ottawa avevano inoltre colpito gli insediamenti israeliani con sanzioni, provocando perfino la chiusura israeliana del consolato britannico a Gerusalemme Est.
E poi?
Poi, davanti allo stesso uomo, alcune delegazioni europee sono rimaste sedute mentre lui negava il genocidio, attaccava gli avversari e insultava chi usciva.
Netanyahu ha definito quei diplomatici codardi morali, trasformando una protesta istituzionale in un’accusa, come se denunciare l’orrore significasse tradire l’intera presunta civiltà occidentale.
I simboli contano
Essere presenti non equivale formalmente ad approvare, ma la diplomazia vive di simboli, e ogni silenzio pesa quando continuano violenza, fame e impunità.
L’Italia continua invece a pronunciare parole prudenti, mostrando preoccupazione, ma evitando quelle conseguenze politiche ed economiche capaci di trasformare l’indignazione in responsabilità concreta.
Europei all’ascolto di Netanyahu
La Germania invoca la responsabilità storica, principio comprensibile, ma la memoria non può diventare immunità permanente concessa alle decisioni di qualsiasi governo israeliano.
Francia e Regno Unito dichiarano di difendere la Palestina, tuttavia restare immobili nel momento simbolicamente decisivo indebolisce la forza delle dichiarazioni pronunciate prima.
Nella fogna di Washington
Washington almeno non nasconde la propria scelta, protegge Israele, premia Netanyahu e continua a garantire quella copertura politica che rende possibile ogni escalation.
Madrid ha scelto diversamente, disertando il discorso dopo avere ritirato definitivamente il proprio ambasciatore, imponendo limiti al transito delle armi destinate a Israele.
Questa coerenza non risolve la tragedia palestinese, ma dimostra che le parole possono essere accompagnate da atti riconoscibili, leggibili, costosi e diplomaticamente inequivocabili.
Europei all’ascolto di Netanyahu
La contraddizione non riguarda quindi il protocollo, bensì la distanza fra discorsi solenni e decisioni reali, fra indignazione televisiva e conseguenze realmente sopportate.
Netanyahu ha trasformato quella tribuna in un comizio elettorale, attaccando critici, lodando Trump e riducendo la violenza dei coloni a vandalismo di ragazzi.
Vergognatevi!
Un’Europa seduta e muta diventa così scenografia della sua propaganda, l’immagine di un continente che protesta nei comunicati, poi arretra davanti al potere.
Uscire dall’aula non salva Gaza, ma stabilisce almeno un confine morale, restare senza protestare consegna invece al carnefice una fotografia di legittimità internazionale.
©Hans CPC

[…] di tempo perso in esso… alcune volte non riusciamo neanche a quantificarlo quindi, parlo a te nazista, ebreo, sionista, anti arabo, anti islam, fautore e sostenitore di un’idea insostenibile: […]