E quindi, visto che molti Stati hanno riconosciuto la Palestina come Stato… le acque territoriali davanti alla striscia di Gaza sono palestinesi!

E se la GSF venisse realmente attaccata?

Se la GSF venisse attaccata da Israele, l’attacco sarebbe avvenuto in territorio palestinese e, visto che la GSF è costituita da cittadini di varie nazioni, quell’attacco è tecnicamente un atto di guerra e chiamerebbe quelle nazioni a difendere i propri cittadini che, anche se non amati da Israele sono ben accetti in Palestina.

Sul filo del rasoio

Il nodo giuridico si fa ancora più intricato. Se le acque davanti a Gaza vengono considerate palestinesi – in virtù del riconoscimento, anche solo parziale, dello Stato di Palestina da parte di oltre 140 Paesi membri ONU – un’azione militare israeliana contro la GSF (Global Sumund Flotilla) equivale non a un’operazione di polizia in acque internazionali ma a un’incursione armata dentro i confini di uno Stato riconosciuto. Questo passaggio non è solo semantico: nel diritto internazionale segna la differenza tra un “blocco navale” e un atto di guerra.

E se la GSF venisse realmente attaccata?

La presenza di cittadini di diverse nazioni a bordo della GSF rende la questione ancora più esplosiva. Non si tratta di un corpo armato, ma di civili, attivisti, volontari umanitari. Se Israele li attaccasse in acque che la Palestina rivendica come proprie, non sarebbe solo un affronto a Gaza ma un’aggressione diretta a cittadini francesi, italiani, spagnoli, turchi, sudafricani… ossia a una comunità internazionale in miniatura. Questo scenario aprirebbe la porta a due conseguenze:

  • Sul piano diplomatico, i governi dei Paesi coinvolti sarebbero costretti a prendere posizione. Difendere i propri cittadini significherebbe non solo proteste verbali, ma potenzialmente sanzioni, richiami di ambasciatori, o perfino la richiesta di protezione internazionale sotto l’egida ONU.
  • Sul piano militare, un attacco a civili di una nazione in territorio di un altro Stato riconosciuto può essere letto come casus belli. Non tutti i governi si muoverebbero in questa direzione, ma formalmente Israele aprirebbe uno spiraglio per essere accusato di aggressione non più soltanto contro i palestinesi, ma contro la comunità internazionale.

Israele e l’ambiguità di concetto

Israele gioca sull’ambiguità: per Tel Aviv la Palestina “non esiste” come Stato sovrano, quindi non può vantare acque territoriali; per decine di Paesi, invece, la Palestina ha piena dignità giuridica. È proprio in questa zona grigia che la GSF si inserisce: se la flottiglia viene lasciata passare, si infrange il blocco israeliano; se viene colpita, si rischia di trasformare Gaza da “questione interna di sicurezza israeliana” a conflitto internazionale aperto.

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