In realtà tutti gli Stati sono contro la Flotilla! Non è stato solo Israele a fermarela ma anche tutti coloro che lo sostengono e che hanno deciso di far commettere a Israele un altro crimine: Stati Uniti, Italia, Vaticano e tutti gli altri stati che hanno fatto il compitino per salvare la faccia, riconoscendo con una formuletta a cantilena la filastrocca: “Riconosciamo lo Stato della Palestina”.
In realtà solo il popolo è per la Flotilla
Questa formula porta con se una serie di provvedimenti che non sono stati tenuti in considerazione: sanzioni contro Israele, schieramente di navi da guerra per difendere e accompagnare la GSF, e soprattutto la traduzione concreta di quel riconoscimento in atti vincolanti sul piano internazionale. Perché dichiarare “riconosciamo lo Stato di Palestina” senza applicare le conseguenze giuridiche e politiche è solo una presa in giro, una maschera diplomatica.
Il diritto internazionale
Il diritto internazionale non è una poesia da recitare a memoria, ma un insieme di regole che implicano responsabilità. Se la Palestina è Stato, allora Israele, che lo bombarda e ne occupa i territori è uno Stato aggressore. Se la Palestina ha diritto a mari e confini, allora le sue acque vanno protette, pattugliate, difese da flotte internazionali. Se il riconoscimento non è solo retorica, allora ogni attacco israeliano contro la GSF o contro Gaza diventa atto di guerra non soltanto contro i palestinesi, ma contro la comunità internazionale che afferma di averli riconosciuti.
In realtà tutti contro
Ma qui entra in gioco la grande ipocrisia occidentale. Le cancellerie europee si limitano a comunicati stampa, a frasi di circostanza, a una solidarietà rituale. Nessuno si espone, nessuno rischia, nessuno è disposto a trasformare quelle parole in azioni militari di deterrenza in sanzioni economiche reali, in tribunali internazionali che incriminino i vertici israeliani per crimini di guerra.
Gli Stati Uniti sono la maschera peggiore
Gli Stati Uniti, che dovrebbero essere garanti di stabilità, continuano a finanziare e armare Israele, mentre i governi europei si nascondono dietro un linguaggio burocratico che serve solo a guadagnare tempo e a proteggere i propri interessi energetici, commerciali e militari. Perfino il Vaticano, che parla di pace e fraternità, si ferma a un riconoscimento simbolico che non costa nulla, lasciando intatti i rapporti con Tel Aviv.
Così, la Flotilla non è stata fermata solo dalle armi israeliane, ma da una catena di complicità globali, dal silenzio dei governi, dalla viltà delle istituzioni, dalla paura di incrinare i rapporti con Washington. Una Flotilla bloccata due volte: una sul mare, l’altra nei palazzi del potere.
