Che razza di Papa è colui che non si erge al di sopra di un genocidio? La domanda non è retorica, ma una lama che fende la carne viva della storia presente.
Che razza di Papa è colui che non si erge al di sopra di un genocidio?
Il papato, nella sua lunga tradizione, si è sempre presentato come custode morale, come voce universale capace di giudicare il mondo alla luce del Vangelo. Ma se questa voce si fa flebile, se resta impastata di diplomazie, se tace davanti alla distruzione sistematica di un popolo, allora perde il suo senso stesso. La Chiesa non può dirsi madre se, davanti al sangue dei figli, resta neutrale, se non osa gridare.
Compiacente
Che razza di Papa è, dunque, colui che non alza lo sguardo oltre i crimini di massa, oltre il progetto di annientamento che si compie sotto gli occhi del pianeta intero? L’istituzione che pretende di custodire il messaggio di Cristo diventa così spettatrice compiacente. Non basta qualche parola generica sulla pace o qualche condanna diluita che mette sullo stesso piano carnefici e vittime. Di fronte a un genocidio, il silenzio o l’ambiguità equivalgono a complicità.
Che razza di Papa è colui che non si erge al di sopra di un genocidio?
La storia lo insegna: i Papi che tacquero durante la Shoah vengono ricordati come ombre, non come fari. La loro prudenza fu letta come viltà, la loro cautela come resa morale. Oggi si ripete lo stesso copione. La Chiesa rischia di consumare il peccato più grande, non quello individuale, ma collettivo: l’abbandono dei più deboli, il tradimento del Vangelo che ordina di stare accanto agli oppressi.
Un Papa muto
Papa Leone, che si vuole simbolo di potere e continuità imperiale, appare così come il rovescio speculare di Israele, entrambi facce della stessa medaglia. Uno, il Papa, che finge di non vedere per conservare la propria autorità, l’altro, lo Stato ebraico, che esercita il potere con ferocia per affermare la propria supremazia. Due forme di dominio che si nutrono a vicenda: l’una con il silenzio, l’altra con la violenza.
Che razza di Papa è colui che non si erge al di sopra di un genocidio?
Eppure, un Papa dovrebbe essere altra cosa: non garante dell’ordine costituito, ma voce profetica capace di incrinare le certezze, di denunciare l’ingiustizia, di incarnare la verità. Se ciò non avviene, se la Chiesa resta spettatrice, allora essa stessa si macchia del peccato del mondo. Non è più madre, ma matrigna. Non è più luce, ma ombra. E la sua storia, ancora una volta, verrà giudicata non dalle parole, ma dalle omissioni.
