Amalfitano: un disco che profuma di vita (e un po’ di rivoluzione interiore) “Sono morto x 15 giorni ma sono tornato perché l’amore è” il nuovo disco.
Amalfitano: un disco che profuma di vita
Ho ascoltato per intero il nuovo disco di Gabriele Mencacci Amalfitano e, la prima cosa che ho pensato è stata: finalmente un po’ di aria fresca! Dodici tracce che scorrono come un viaggio in treno tra sentimenti, pensieri, visioni e mondi che si sfiorano senza mai toccarsi del tutto. Amalfitano si muove tra amore e caos, tra realtà e sogno, tra la voglia di capire e quella, più sana, di lasciar perdere tutto e cantare. L’amore qui non è solo quello dolce e svenevole: è un sentimento con le unghie, che graffia e si nasconde. È anche la fine, ma detta con il sorriso. “Questo disco – racconta lui – parla della fine, ma in modo positivo. Non è la fine dell’amore o della bellezza: è la fine del dolore”. In effetti, più che un concept album, è un album-esperienza: un filo rosso lega ogni brano, ed è quello dell’amore come detonatore di vita — una bomba di emozioni pronta a esplodere dentro chi ascolta.
Traccia per traccia
- 1. Mille volte sì – Parte subito a razzo: energia, ottimismo e voglia di vivere.
- 2. Azzurrissimo – Un viaggio tra mare, chitarre country e profumi mediterranei.
- 3. L’Iliade – Epica quotidiana: Achille incontra le nostre nevrosi moderne.
- 4. Siamo tutti cattivi – Amalfitano osserva il mondo e scuote la testa: ironia e disincanto a braccetto.
- 5. Fai come vuoi – Nani poliglotti e ambasciatori slavi in un sogno firmato Bianconi: un divertissement surreale.
- 6. Holy drinkard – L’unica in inglese, tra synth e ironia da santo bevitore.
- 7. Aznavour – Una carezza malinconica, dove ogni addio ha un suo profumo.
- 8. Vai a costruire le campane – Dedicata al figlio: Tarkovskij, poesia e vita vera.
- 9. Cosa dolce – Il ritorno alla semplicità che salva.
- 10. cinquesette – Il buio dell’ansia e dell’alcolismo raccontato con pudore e lucidità.
- 11. L’ultimo concerto – Una confessione in musica: malinconia, ironia e autoanalisi.
- 12. I titoli di coda scorreranno sul fiume Tevere – Una chiusura cinematografica che lascia addosso pace e nostalgia.
Disegni, miti e scarabocchi
A rendere il progetto ancora più personale ci sono i disegni dell’artista, vere e proprie pagine di diario visivo. Amalfitano li descrive come “scarabocchi rinascimentali”, ponti tra il suo mondo e quello universale dei simboli, dei miti e delle storie. La copertina è un piccolo manifesto: l’ombra di un Pan che diventa bambino, metà eterno e metà nuovo di zecca — proprio come il disco.
Chi è Amalfitano
Romano di nascita, cresciuto tra Cortina e Londra, Amalfitano è stato la voce e la chitarra dei Joe Victor. Dopo Il Disco di Palermo (2022) e Tienimi la mano, Diva! (2024), torna con un lavoro più maturo, dove il rock ’70 e l’alternative anni ’90 si intrecciano con una scrittura tutta italiana, intensa e viscerale.
Oltre alla musica, è pittore e illustratore (esposto a Roma nel 2019 con lo pseudonimo Zin Suddu) e collabora con Laterza per Mystery Train, spettacolo che attraversa l’immaginario americano a bordo dei treni del folk.
Il tour
18 dicembre – Monk, Roma
9 gennaio – Duel Club, Napoli
10 gennaio – Officina degli Esordi, Bari
16 gennaio – Santeria Toscana 31, Milano
17 gennaio – Spazio 211, Torino
30 gennaio – Glue, Firenze
31 gennaio – Locomotiv Club, Bologna
Un disco che suona come un brindisi alla vita: ironico, intimo, un po’ visionario e totalmente Amalfitano.
