Combo di tre fermoimmagine dell'intervento di poliziotti e sanitari su Abderrahim Fakir, immobilizzato dagli agenti a Bologna il 19 luglio 2026. Il 43enne di origine marocchina è morto durante l'intervento della polizia.

Abderrahim Fakir è il morto, quello che giace a terra, schiacciato sotto uomini in divisa. Oggi all’autopsia è presente anche il professor Vittorio Fineschi, il medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo di Giulio Regeni. Il quadro descritto è devastante, polmoni pieni di sangue, estese infiltrazioni emorragiche sulla schiena dovute alla compressione, un quadro ritenuto compatibile con una violenta asfissia meccanica da compressione dorsale.

Abderrahim Fakir è il morto, quello che giace a terra

Il corpo parla, molto più di chi si affanna a raccontare un’altra storia. Ma in Italia la propaganda corre sempre più veloce della giustizia. Vagano racconti su uso di cocaina e problemi psichiatrici ma il problema non risiede in questi punti… il problema è che Fakir è stato ammazzato da un poliziotto, il problema è che gli è stato fatto il massaggio cardiaco quando ancora era ammanettato e legato alle caviglie.

La propaganda

Non si aspettano le indagini, non si attendono le perizie, non si rispettano i magistrati, si costruisce subito il colpevole ideale o, in questo caso, l’innocente perfetto. Il Governo si precipita a blindare la propria versione, come se il verdetto spettasse ai ministri e non ai tribunali. Eppure lo stesso Stato è stato condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta in circostanze analoghe, una condanna confermata anche successivamente.

Abderrahim Fakir è il morto

Evidentemente la memoria istituzionale dura meno di un comunicato stampa. Intanto la Procura apre un fascicolo classificato come “pseudo notizia di reato”. Un’espressione che sembra una caricatura della giustizia, una pseudo indagine per una pseudo morte, come se bastasse cambiare il nome alle cose per attenuarne il peso. Il morto, invece, resta vero, così come resta vero il dolore di una famiglia.

Il teatro istituzionale

Poi arriva il teatro della politica, premier e ministri che distribuiscono assoluzioni preventive, visitano la Questura chiamata a svolgere gli accertamenti, trasformano le istituzioni in una passerella e la prudenza in un fastidioso dettaglio. La separazione dei poteri diventa un principio da sventolare nei convegni e dimenticare appena diventa scomodo. Alla famiglia di Abderrahim Fakir non resta che attendere, sperando che, almeno nelle aule di giustizia, i fatti abbiano ancora più valore della propaganda. In un Paese civile dovrebbe essere la normalità, nell’Italia di oggi sembra quasi un atto di fede.

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