A Venezia non è andata in scena una semplice manifestazione, ma una delle proteste più forti e simboliche degli ultimi mesi contro la presenza israeliana negli spazi culturali internazionali. Circa duemila attivisti pro Palestina hanno attraversato la città in corteo verso l’Arsenale, trasformando le calli veneziane in una lunga denuncia politica e morale contro la guerra in corso a Gaza e contro quella che i manifestanti definiscono apertamente una legittimazione culturale del genocidio palestinese.

UA Venezia non è andata in scena una semplice manifestazione

Dal megafono si sono levate parole durissime: “Chiudete il padiglione israeliano”, “nessuno spazio al sionismo”, “la cultura non può diventare copertura del sangue”. Slogan che hanno raccolto applausi, cori e una partecipazione crescente lungo il percorso della manifestazione. Per molti presenti, la Biennale non può più essere considerata neutrale davanti a migliaia di morti civili, bombardamenti e accuse internazionali sempre più pesanti rivolte al governo Netanyahu.

Basta proteggere Israele e israeliani

I momenti più tesi si sono verificati quando alcuni attivisti hanno tentato di superare il cordone delle forze dell’ordine per avvicinarsi ulteriormente all’area dell’Arsenale. La polizia ha risposto bloccando il corteo con manganelli e spintoni, alimentando ancora di più la rabbia dei manifestanti, che hanno denunciato una repressione considerata sproporzionata nei confronti di una protesta politica e umanitaria. Dopo alcuni minuti di caos e tensione, il corteo si è ricompattato e la situazione è tornata sotto controllo.

A Venezia non è andata in scena una semplice manifestazione

Ma la protesta non si è fermata all’esterno. Anche dentro la Biennale il dissenso ha assunto forme clamorose. Decine di padiglioni ed esposizioni sono rimasti chiusi a causa dello sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura, mobilitati contro la presenza del padiglione israeliano e in solidarietà con la popolazione palestinese e con gli attivisti della Global Sumud Flotilla, Thiago e Saif.

Lo sciopero tra i padiglioni continua ad allargarsi

Secondo quanto diffuso da Global Project, la lista dei padiglioni coinvolti nello sciopero continua ad allargarsi: Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Catalogna, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador e Regno Unito. Un segnale politico fortissimo che trasforma la Biennale in uno dei principali teatri internazionali della contestazione culturale contro Israele.

Di Cento Righe

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