Ostia prova finalmente a spezzare una delle sue contraddizioni più antiche: vivere accanto al mare senza poterlo davvero vedere. Per anni il litorale romano è stato soffocato da muri, cabine, cancelli, strutture invasive e concessioni cresciute come fortezze private davanti a quello che dovrebbe essere un bene collettivo. Un mare nascosto. Frammentato. Quasi sequestrato alla città. Ora, almeno sulla carta, qualcosa cambia davvero.
Ostia prova finalmente a spezzare una delle sue contraddizioni più antiche
La giunta capitolina ha approvato il nuovo Piano di utilizzazione degli arenili, un intervento che punta a ridisegnare completamente il rapporto tra Ostia e il suo mare. Il simbolo più potente di questa trasformazione è l’abbattimento del cosiddetto “lungomuro”: quelle barriere fisiche e visive che negli anni hanno impedito ai cittadini persino di guardare l’orizzonte. Non è soltanto urbanistica. È una questione culturale, sociale e persino morale. Restituire il mare ai cittadini significa restituire spazio pubblico, respiro, identità.
Il nuovo piano introduce oltre trenta varchi pubblici verso la spiaggia e aumenta in maniera significativa le spiagge libere.
Più del 57% al pubblico
Più del 57% dell’intero arenile sarà infatti destinato all’uso pubblico, superando i limiti minimi previsti dalla Regione Lazio. Una scelta che rompe con decenni di privatizzazione selvaggia e che riduce il numero delle concessioni balneari: dagli attuali sessanta stabilimenti si passerà a cinquanta. Parallelamente cresceranno le spiagge libere, che diventeranno trentuno rispetto alle appena nove esistenti oggi. Undici di queste saranno dotate anche di servizi e punti ristoro, cercando di evitare l’equazione tossica secondo cui “spiaggia libera” debba significare automaticamente abbandono o degrado.
Ostia prova finalmente a spezzare una delle sue contraddizioni più antiche
Il piano, firmato dagli assessori Maurizio Veloccia e Tobia Zevi, recepisce finalmente la Valutazione ambientale strategica della Regione Lazio, attesa da oltre tre anni. Prima di diventare operativo dovrà però completare l’iter istituzionale passando dall’Aula Giulio Cesare e dalla conferenza dei servizi. Ma il segnale politico è già chiaro: fermare l’assalto al cemento e ridurre l’impatto delle strutture più invasive.
Il vero problema
Perché il vero problema di Ostia non è mai stato il mare. È stato il modo in cui il potere, la speculazione e certe concessioni hanno tentato di trasformarlo in proprietà privata mascherata da servizio. E allora abbattere un muro non significa soltanto aprire un passaggio fisico. Significa interrompere una mentalità. Significa ricordare che il mare non appartiene a chi costruisce davanti all’orizzonte, ma a chi quell’orizzonte lo vive.
