Il cosiddetto “Gaza Resort”, nelle visioni speculative e nei piani di riconversione postbellica, rappresenterebbe per il Vaticano un nodo strategico di interesse turistico e religioso.
Vaticano/Israele: Gaza Resort
Possedere alberghi o strutture ricettive in quell’area significherebbe controllare un flusso costante di pellegrini e visitatori attratti dalla Terra Santa, trasformando la presenza cattolica in una rendita economica e simbolica. Non si tratterebbe solo di ospitalità, ma di consolidare il ruolo della Chiesa come custode dei luoghi sacri e interlocutore privilegiato nel turismo spirituale internazionale.
Ma quale due Stati? È rimasto solo Israele
Paradossalmente, mentre la Santa Sede continua a dichiararsi favorevole alla soluzione dei due Stati, nei fatti il territorio palestinese è ormai frammentato e colonizzato, rendendo questa prospettiva sempre più fragile. Così, l’investimento alberghiero si configura come una doppia leva: garantire la sopravvivenza delle comunità cristiane locali attraverso risorse economiche, e rafforzare il soft power vaticano in un contesto politico che riduce la sovranità palestinese a pura retorica.
Origini e basi giuridiche
1. Il “Fundamental Agreement” del 1993
Un punto di svolta: il 30 dicembre 1993 la Santa Sede e lo Stato di Israele firmarono il Fundamental Agreement, che getta le basi delle relazioni diplomatiche ufficiali. Questo accordo regola questioni come i diritti della Chiesa cattolica su proprietà, l’esenzione fiscale per le sue istituzioni, il riconoscimento del diritto alla libertà religiosa, e istituisce una Commissione bilaterale permanente per affrontare questioni pendenti.
Vaticano/Israele
2. Relazioni diplomaticheIn base a quell’accordo, l’Italia/Vaticano e Israele stabilirono relazioni diplomatiche formali nel 1994, con ambasciatori accreditati.
Aspetti politico-diplomatici
1. Dialogo culturale, religioso e interconfessionale
Il Vaticano ha, nel corso dei decenni, promosso la riconciliazione tra cattolici e ebrei, contro l’antisemitismo, e ha preso posizione per la protezione dei luoghi santi cristiani in Terra Santa. L’accordo fondamentale riflette anche questo contesto storico e spirituale.
2. Questioni politiche e conflitto israelo-palestinese
Il Vaticano sostiene la soluzione a due Stati (politica di facciata) basata su confini sicuri, riconoscimento reciproco, e protezione dei diritti dei palestinesi. Questo spesso produce tensioni diplomatiche, specialmente in momenti di conflitto o di espansione territoriale. Il Vaticano interviene anche negli organismi internazionali, chiedendo rispetto per il diritto internazionale e i diritti umani.
Aspetti economici concreti
1. Proprietà e fiscalità
Uno dei nodi centrali non ancora del tutto sciolti riguarda i diritti di proprietà ecclesiastica in Israele e le esenzioni fiscali per le istituzioni cattoliche. Il Fundamental Agreement prevede che Israele riconosca il diritto della Chiesa alla proprietà e negozi con la Santa Sede su questioni economiche/fiscali irrisolte.
2. Commissione Permanente Bilaterale (Bilateral Permanent Working Commission)
Tale organismo è stato creato per discutere e risolvere questioni economiche, fiscali, relative al patrimonio, al servizio religioso, e al funzionamento delle istituzioni cattoliche in Israele.
Alcune questioni restano aperte
3. Benefici indiretti / soft power
Anche se non sempre misurabili in termini di flussi economici, il Vaticano esercita significativo soft power: la gestione dei luoghi santi, l’importanza del turismo religioso, la capacità di mediazione politica, la difesa del patrimonio culturale cristiano. Ciò può tradursi in investimenti, concessioni, e in politiche locali favorevoli agli interessi della Chiesa.
Sfide e limiti
1. Questioni non ancora risolte
Nonostante l’accordo del 1993, molti temi economici restano aperti: esenzioni fiscali, proprietà disputate, uso del suolo, regolazioni locali. Le trattative proseguono nella Commissione permanente.
2. Influenza dei conflitti e delle crisi
In periodi di tensione israelo-palestinese, il Vaticano prende posizioni che possono irritare Israele, specialmente se considera che certe politiche israeliane – come insediamenti, annessioni, etc. – violino diritti e principi cari alla Chiesa. Ciò può influenzare le negoziazioni economiche e le applicazioni pratiche degli accordi.
3. Equilibrio tra religione e politica
Il Vaticano deve sempre navigare un delicato equilibrio: difendere i diritti dei cattolici e cristiani nei Territori e in Israele, ma senza entrare direttamente in scelte politiche che potrebbero compromettere la propria credibilità come attore spirituale e diplomatico.
Vaticano/Israele: esiti e potenziali futuri sviluppi (le politiche di facciata)
Il Vaticano continua a insistere su una soluzione a due Stati, sullo status speciale di Gerusalemme, che preservi la dimensione religiosa e culturale per tutte le comunità. Dal punto di vista economico, un futuro accordo più chiaro ed esplicito potrebbe riguardare: tassazione, proprietà fondiarie, gestione dei luoghi di culto, servizi sociali delle comunità cattoliche, turismo, cooperazione su progetti sociali, educativi e culturali. Ecco alcuni dati più recenti e concreti su turismo religioso, patrimonio ecclesiastico, entrate fiscali, controversie economiche fra Vaticano e Israele.
Turismo religioso / pellegrinaggi
Prima della guerra iniziata nell’ottobre 2023, il turismo religioso costituiva una parte rilevante del flusso turistico verso Israele. Per esempio, nel 2019 il 16,6 % dei visitatori esteri entrati in Israele risultava partecipare a pellegrinaggi o tour basati sulla fede. Secondo fonti israeliane, i cristiani (di cui i cattolici sono una parte) rappresentavano una quota significativa del totale dei turisti. Ad esempio, si segnala che il ministero del turismo israeliano stima che in tempi normali circa il 50% dei turisti siano cristiani, e che la percentuale dei cattolici sia intorno al 43% fra questi cristiani. Tuttavia, il conflitto in corso ha avuto un impatto molto pronunciato: in aprile 2024, il numero di ingressi a Gerusalemme da visitatori/pellegrini è crollato: solo 80.000 persone, con una diminuzione del 77% rispetto ad aprile 2023. Il turismo religioso rappresenta di solito il 60 % del totale del turismo in Israele, secondo fonti pre-conflitto. Questi numeri sottolineano quanto il turismo religioso sia non solo un fenomeno culturale/religioso ma anche economico: alberghi, ristoranti, trasporti, vendite nei negozi, servizio guide, manutenzione siti storici e sacri sono tutti interessati in modo diretto.Patrimonio ecclesiastico, tasse, controversieUn caso emblematico è la Notre Dame of Jerusalem Center, proprietà ecclesiastica della Santa Sede, per cui la municipalità di Gerusalemme ha richiesto il pagamento di tasse municipali arretrate (property tax) per circa NIS 18 milioni (circa 5 milioni di euro), congelando conti bancari dell’istituto fino al saldo. Le autorità israeliane cercano di definire con più chiarezza quali attività ecclesiastiche sono esentate dalle tasse (chiese, monasteri, etc.) e quali invece, quando svolgono attività commerciali come alberghi, bar, negozi, possano essere soggette a imposte. Questa distinzione è al centro di negoziati (anche nell’ambito dell’accordo fondamentale del 1993) ma non ancora del tutto risolta. Il congelamento dei conti, come nel caso di Notre Dame, indica che le amministrazioni locali israeliane sono pronte a usare strumenti legali per far rispettare richieste fiscali sulle proprietà ecclesiastiche non esentate. Bilanci / entrate della Santa SedeL’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), che gestisce i beni mobiliari e immobiliari del Vaticano, nel bilancio 2023 ha registrato un utile di 45,9 milioni di euro. Di questi, 37,9 milioni sono stati destinati al sostegno della Curia romana, mentre la consistenza patrimoniale è cresciuta di 7,9 milioni. Nel bilancio 2024, Apsa ha fatto registrare 62,2 milioni di euro di utili, con un contributo straordinario di 46,1 milioni al fabbisogno della Santa Sede (che è la somma delle spese correnti della Curia romana, stipendi, acquisti e servizi). Un’altra cifra utile: il patrimonio immobiliare vaticano (gestito da Apsa) comprende migliaia di proprietà — edifici, appartamenti, terreni e negozi — in Italia (soprattutto Roma e Lazio). Recentemente si è anche evidenziato che il Vaticano ha pagato 9 milioni di euro all’Erario italiano (per tasse come IMU, IRES) su alcune sue proprietà. Integrazione fra dati e relazione con Israele
Combinando questi dati, si possono trarre alcune riflessioni:
1. Impatto del turismo religiosoIl calo drastico del turismo/pellegrinaggi dovuto al conflitto lesa gli interessi economici legati ai luoghi santi: alberghi, strutture ecclesiastiche che ricevono pellegrini, agenzie di viaggio, guide, e tutta la filiera del turismo religioso. Ciò riduce anche le risorse che comunità cristiane locali usano per attività caritative, formazione, restauro di edifici sacri.
2. Contenzioso fiscale come fonte di pressione economica e diplomaticaLe dispute su tasse locali e proprietà (esempi come Notre Dame) mostrano che le istituzioni cattoliche cercano di mantenere le esenzioni concordate, mentre le amministrazioni locali israeliane (o municipali) cercano di applicare le tasse quando ritengono che parti dell’attività (commerciale) non rientrino nell’esenzione. Questo ha costi finanziari reali, e può generare attriti diplomatici.
3. Bilanci Vaticani relativamente solidi, ma dipendenti da rendite patrimonialiLa Santa Sede dispone di un capitale immobiliare e finanziario che genera utili non trascurabili, ma queste rendite sono gestite con cautela (valorizzazione, affitti a mercato, etc.). Le crisi esterne (come guerre, flussi turistici interrotti) possono ridurre significativamente i proventi da turismo religioso e affitti legati a strutture ecclesiastiche in territori di pellegrinaggio.4. Supporto economico diretto ai territori della Terra Santa.
La Colletta per la Terra Santa è un esempio importante: le offerte dei fedeli vengono raccolte per sostenere la Custodia di Terra Santa e le istituzioni ecclesiastiche locali (scuole, chiese, formazione dei sacerdoti). Il dato del 2022 indica 9 milioni di dollari raccolti, distribuiti fra vari enti ecclesiastici e formativi.
