USA e Israele inventano un comodo attentato? Il mondo si stava finalmente muovendo. Navi in mare, folle oceaniche nelle piazze, nazioni che alzavano la voce contro l’ingiustizia, segnali concreti di un cambiamento storico: la Palestina tornava al centro dell’attenzione globale.
USA e Israele inventano un comodo attentato
L’opinione pubblica, sempre più consapevole e indignata, stava spostando gli equilibri della narrazione. Mai come in quel momento, il vento della storia sembrava soffiare a favore di un popolo martoriato da decenni di occupazione. Eppure, proprio quando la speranza si faceva concreta, accade qualcosa di strano, quasi surreale: un attentato. Non una strage, non un colpo devastante, ma un’azione in cui muoiono soltanto quattro persone. Quattro. Un numero che non scuote le coscienze, che non genera terrore su larga scala, ma che basta a riportare in primo piano una sigla, un nome: Hamas.
La mistificazione
E qui si apre la frattura, l’enigma, l’inganno. Perché proprio Hamas – che in quel momento stava raccogliendo, se non l’appoggio, almeno la comprensione di milioni di individui nel mondo – dovrebbe rivendicare un atto tanto insignificante quanto dannoso per la propria causa? Perché sporcarsi le mani quando i riflettori internazionali illuminavano finalmente la sofferenza palestinese e la trasformavano in una battaglia di dignità? È un gesto che non ha logica, se non quella del sabotaggio.
USA e Israele
L’ombra che si stende su questo episodio è quella delle solite mani invisibili. Mani che conoscono l’arte della mistificazione, che hanno imparato nei decenni a plasmare la realtà e a rivenderla come verità. I servizi segreti israeliani e statunitensi hanno fatto di questo gioco la loro arma preferita: inscenare, manipolare, spingere l’opinione pubblica verso un’unica direzione, quella che giustifica nuove bombe, nuovi blocchi, nuove repressioni. Non è la prima volta che la storia si tinge di teatrini di sangue fittizio. La memoria recente è colma di “false flag”, di atti compiuti non per colpire davvero il nemico, ma per costruire un nemico utile. Un attentato simulato, con poche vittime ma un impatto mediatico enorme, vale più di cento battaglie: crea il mostro, ne scolpisce il volto nel marmo dell’opinione pubblica, e offre su un piatto d’argento la giustificazione per massacri ben più reali.
La domanda?
E allora la domanda non è più “perché Hamas?”, ma “chi aveva davvero bisogno di quell’attentato?”. Chi trae vantaggio dal ritorno della paura, dalla fine della compassione, dal rovesciamento del consenso che stava nascendo? Israele, sotto pressione come mai prima, e i suoi alleati americani, che non possono permettere che la narrativa si sgretoli, hanno tutto l’interesse a inscenare una simile farsa. È la regola antica del potere: quando il mondo ti mette alle strette, crea un mostro più grande da combattere. Un tempo, simili operazioni portavano la firma di eserciti ombra come la Legione straniera francese, capaci di sporcarsi le mani al posto dei governi. Ma oggi la Francia è debole, avvitata nelle sue crisi interne, e non ha più la forza di orchestrare simili giochi sporchi.
USA e Israele inventano
Restano dunque le due potenze che da decenni padroneggiano l’arte della menzogna: Stati Uniti e Israele.Così, mentre la folla applaude le navi solidali e le bandiere palestinesi sventolano nel vento, un atto oscuro e insignificante getta ombre sulla speranza. Non è Hamas che parla, è il ventriloquo che da sempre manipola la sua immagine. L’inganno, ancora una volta, si veste da verità.

