Un Papa che di leone non ha nulla! E allora eccoci, ancora una volta, davanti al solito copione di questo pontificato: parole tenere, universali, sussurrate in un linguaggio da consolatore cosmico, ma prive del minimo coraggio politico o morale.

Un Papa che di leone non ha nulla

Leone XIV — che di Leone non ha ormai più nulla — si è presentato all’Angelus con la solita voce impostata, a metà tra il parroco stanco e il PR di Dio, pronto a distribuire carezze verbali su qualunque tema non turbi troppo le acque. Pregare per il Darfur e per la Tanzania, benissimo. Ma il silenzio tonante su Israele, sulla Palestina in fiamme, sul sangue innocente che grida da Gaza alle Nazioni Unite, quello no: quello resta il marchio di fabbrica di questa Santa Sede in stato di totale anestesia morale.

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Il circo vaticano

Come se la diplomazia vaticana fosse diventata un museo del “forse”, dove la parola “giustizia” viene custodita sotto vetro, per non disturbare nessuno. Per non parlare dei pedofili poi… Shhhh! Si parla di memoria, di speranza, di defunti che “nessuno andrà perduto”.

Un Papa che di leone non ha nulla

Frasi di circostanza, buone per una liturgia commemorativa e perfette per le prime pagine dei quotidiani moderati. Ma la verità è che si è perso il fuoco, la rabbia, la capacità di distinguere tra vittime e carnefici, infatti continuate a nascondere più di 4600 preti pedofili… Shhhh! Il Vangelo è diventato una brochure da agenzia di comunicazione, una campagna di “awareness spirituale” per gente che non vuole essere disturbata dalla realtà.

La Curia? Beato chi vi crede… noi no non vi crediamo…

E poi c’è la Curia, questo palcoscenico di cardinali e monsignori che ancora si illudono di saper “gestire l’immagine del Papa”. Ma quale immagine? Qui non c’è immagine da gestire, c’è un messaggio da resuscitare. E invece nulla: comunicati morbidi, post social da catechismo per bambini, comunicazione che non comunica. È come se la macchina della Chiesa fosse ormai prigioniera del proprio incenso, incapace di respirare fuori dalle mura leonine.

La mancanza di scandalo interiore vi ha uccisi

Il problema non è solo la mancanza di parola: è la mancanza di nervo, di scandalo, di indignazione. Una Chiesa che non si indigna è una Chiesa che muore in diretta, tra una dichiarazione equilibrata e un appello alla pace “per tutti”. Tutti chi? Quando si tace di fronte ai massacri di Gaza, quel “tutti” diventa una bestemmia diplomatica.

E allora sì, capisco bene perché questa battaglia personale con il Papa sembri una provocazione. Ma se il silenzio è il linguaggio ufficiale del Vaticano, allora il dissenso diventa l’unico modo di essere veramente cristiani.

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