Non è più una crepa. È una faglia. E dentro quella faglia si sta sgretolando un Cdm che non riesce più neanche a fingere coerenza. La vicenda delle procedure accelerate nei centri storici è solo l’ultimo detonatore. Da una parte la pulsione demolitrice, incarnata dalla Lega: “raderei al suolo le sovrintendenze”. Non è una frase, è un manifesto. È l’idea che il patrimonio culturale sia un ostacolo, non un fondamento. Dall’altra, lo stesso governo che si blocca su se stesso: il ministro della Cultura che avverte “così non voto, si viola la Costituzione”.
Un Cdm che non riesce più neanche a fingere
Non un’opposizione esterna, ma una guerra intestina.E quando un governo arriva a smentirsi in casa propria, il problema non è la norma: è la sua esistenza politica.Il nodo è chiaro. Le sovrintendenze rappresentano un presidio costituzionale, non burocratico. Sono la traduzione concreta dell’articolo 9, quello che tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico. Eppure, nel cuore della maggioranza, diventano un nemico da abbattere per accelerare cantieri, consenso, propaganda.
Governo in affanno
È la scorciatoia tipica dei governi in affanno: semplificare distruggendo. Ma il cortocircuito è più profondo. Non è solo ideologico: è istituzionale. Già altre iniziative interne all’esecutivo hanno sollevato dubbi pesanti di legittimità, con accuse di violazioni di diversi articoli costituzionali e di concentrazione eccessiva di potere politico. Quando la Costituzione diventa un ostacolo da aggirare invece che una cornice da rispettare, il problema non è tecnico: è democratico.
Un Cdm che non riesce più neanche a fingere
E qui entra la mediazione di Francesco Lollobrigida. Mediazione, si fa per dire. Più che ricucire, prova a tenere insieme pezzi che non stanno più insieme: sviluppo contro tutela, velocità contro legalità, consenso contro Costituzione.Questo non è governo. È gestione del conflitto interno. Un esecutivo che discute se rispettare o meno la Carta non è “forte”: è esaurito. Non guida, reagisce. Non decide, si divide. E soprattutto non governa il Paese: sopravvive alle proprie contraddizioni.
