Ora che Trump si è accordato con Putin, comprando combustibili e scaricando di fatto Zelensky al cesso, volevo fare una domanda non solo ai coglioni ben pensanti che per anni sono stati in difesa dell’Ucraina, ma anche a tutti i politici europei che ci hanno rubato miliardi di Euro per quel nano infame di Zelensky: “Come vi sentite ora, brutti coglioni, dopo essere, non soltanto presi per il culo dagli USA, ma ora definitivamente scaricati?”. Eppure dalle pagine di questo giornale eravate stati avvisati più di una volta.

Trump si è accordato con Putin

Il 9 ottobre Trump ha annunciato l’intesa sul gasolio russo; il giorno dopo ha invitato l’Ucraina a cambiare presidente. A mio giudizio, questi due passaggi mettono a nudo la fragilità di una politica europea affidata alle decisioni di Washington. Adesso spiegateci dove sarebbe finita la vostra lungimiranza. Spiegateci quale autonomia può rivendicare un’Europa che pretende obbedienza dai propri cittadini e poi deve inseguire le convenienze del suo alleato. Quando discutete con noi siete inflessibili; quando cambia posizione Washington, diventate improvvisamente esperti di prudenza.

Le sanzioni contro Putin ora dove ve le mettete?

A chi ha liquidato ogni richiesta di negoziato come un favore al Cremlino domando: il gasolio russo diventa accettabile quando serve agli americani? Le vostre certezze valgono soltanto finché non disturbano il distributore di carburante della potenza che avete scelto come guida?

Chi governa deve rispondere delle proprie scelte. Portate davanti ai cittadini i conti degli aiuti, gli obiettivi raggiunti, quelli falliti, le prospettive concrete. Difendeteli pubblicamente. Basta trattare ogni domanda come un’eresia e ogni dubbio come una colpa. I soldi pubblici esigono rendicontazione, anche quando vengono spesi in nome delle cause che proclamate più nobili.

Trump si è accordato con Putin

Il popolo ucraino merita un futuro che non dipenda dall’umore elettorale della Casa Bianca. I cittadini europei meritano governi capaci di decidere come proteggere la pace, il lavoro e la sicurezza, senza aspettare istruzioni dall’altra parte dell’Atlantico.

Non basta indignarsi contro Trump per assolversi. Occorre spiegare perché gli avete affidato tanta parte della vostra strategia e quale strada intendete percorrere adesso. Se volete continuare a chiedere sacrifici, abbiate almeno il coraggio di farvi interrogare da chi deve pagarli.

La presa per il culo sta anche qui: pretendere fiducia senza accettare responsabilità. Ora scendete dal pulpito e rispondete. Il conto della vostra subalternità non può continuare ad arrivare nelle nostre tasche.

© Fabio Fiorina – centorighe.com

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