Trump continua a usare la Guardia Nazionale come strumento di propaganda politica. Dopo Washington, dove i militari pattugliano armati le strade, il mirino di The Donald si sposta su Chicago, Baltimora e, con tutta probabilità, anche New York e Boston: tutte città a guida democratica.

Trump continua a usare la Guardia Nazionale

Una strategia che, col tempo, potrebbe rivelarsi un boomerang.
Il messaggio è chiaro: descrivere la criminalità urbana come fuori controllo e giustificare così la militarizzazione del Paese. È lo schema tipico del manuale di un leader autoritario, e Trump lo applica passo dopo passo. A Washington i 2.200 uomini già schierati girano armati.

Militari in strada

il Pentagono è pronto a inviarne altri a Chicago, definita dal tycoon «un disastro». Nella lista seguono Oakland e Baltimora, sempre amministrate da democratici, indicate come centri dove occorre “ripristinare la legge” e fermare l’immigrazione clandestina.
In realtà, i numeri raccontano altro: i crimini violenti nella capitale sono ai minimi storici degli ultimi trent’anni. Eppure, tra veicoli blindati sul National Mall e soldati in assetto da combattimento, l’immagine trasmessa è quella di una città sotto assedio. L’Esercito precisa che la forza potrà essere usata solo come “ultima risorsa” in caso di minaccia imminente, ma l’impatto simbolico resta fortissimo.

Trump continua a usare la Guardia Nazionale

Dietro questa mossa c’è un doppio obiettivo: da un lato spostare l’attenzione dai dossier scomodi che lo inseguono (come il caso Epstein), dall’altro legittimare misure drastiche come le deportazioni di migranti. L’uso della Guardia Nazionale, nata per rispondere a emergenze e catastrofi naturali, come strumento politico e repressivo sta però aprendo un fronte di tensioni con i singoli Stati, pronto a trasformarsi in un duro scontro legale.

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