Tel Aviv continua a riempirsi di rabbia. Migliaia di israeliani stanno ormai trasformando le piazze in un tribunale morale contro Benjamin Netanyahu, un uomo che politicamente sopravvive soltanto alimentando paura, guerra permanente e tensione infinita. In piazza Habima, durante la consueta manifestazione antigovernativa del sabato, i manifestanti hanno applaudito con forza gli interventi contro il governo e contro quello che sempre più cittadini israeliani definiscono un fallimento storico e umano senza precedenti.

Tel Aviv continua a riempirsi di rabbia

La richiesta è ormai chiarissima: una commissione statale d’inchiesta indipendente sugli eventi del 7 ottobre 2023. Ed è proprio qui che il castello propagandistico di Netanyahu comincia a mostrare crepe profonde. Perché più passa il tempo, più cresce una domanda semplice ma devastante: com’è stato possibile che uno degli apparati di intelligence più invasivi, sofisticati e militarizzati del pianeta sia stato colto impreparato in quel modo?

Netanyahu il cieco

Netanyahu continua a presentarsi come uomo della sicurezza, come il guardiano indispensabile di Israele, ma la verità è che sotto il suo governo il paese non appare mai stato così fragile, diviso e traumatizzato. La sua leadership si alimenta ormai soltanto di emergenza continua, nemici assoluti e guerra senza fine. È il paradosso tragico dell’uomo che prometteva sicurezza e che ha consegnato al suo popolo il giorno più traumatico della storia israeliana contemporanea.

Tel Aviv continua a riempirsi di rabbia

E mentre Gaza viene ridotta a un cimitero di macerie e disperazione, cresce anche dentro Israele una parte della popolazione che non vuole più vivere ostaggio della paura permanente e della sopravvivenza politica di Netanyahu. Perché quando un leader utilizza il dolore collettivo come carburante per restare al potere, la democrazia smette lentamente di essere una democrazia e diventa una macchina emotiva governata dal trauma.

Le piazze di Tel Aviv oggi non contestano soltanto un governo. Contestano un intero sistema costruito sulla guerra infinita, sul nemico eterno e sulla convinzione tossica che il sangue possa essere trasformato in consenso politico.

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