I talk show italiani avrebbero potuto essere luoghi di confronto, spazi vivi in cui le idee si scontrano senza degradarsi, dove la parola conserva ancora un peso, una responsabilità, perfino una funzione civile. Avrebbero potuto rappresentare il punto più alto della televisione generalista: il posto in cui si analizzano i fatti, si mettono a nudo le contraddizioni del potere, si offre al pubblico qualche strumento in più per capire il mondo.

talk show italiani

Invece, in troppi casi, si sono trasformati nell’esatto contrario: arene da circo, recinti del nulla, macchine isteriche costruite non per chiarire, ma per confondere; non per elevare, ma per abbassare tutto e tutti.La discussione non esiste quasi più. È stata sostituita dal rumore. Non conta chi argomenta meglio, ma chi interrompe di più. Non conta la verità, ma la scena. Non conta la complessità, ma la battuta velenosa, il volto scandalizzato, il tono sopra le righe, il teatrino permanente di indignazioni in saldo.

Meccanismo malato

In questo meccanismo malato, l’opinione non viene approfondita: viene urlata. Il dissenso non viene rispettato: viene trasformato in rissa. Il pubblico non viene informato: viene addestrato a consumare conflitto come se fosse intrattenimento. Poi c’è il gradino ancora più basso, quello in cui la televisione smette perfino di fingere una propria dignità e scivola senza vergogna nel freak show. Programmi come Uomini e Donne o Amici di Maria, al netto della loro confezione patinata e del successo di ascolti, finiscono troppo spesso per incarnare una miseria televisiva ormai strutturale: non raccontano persone, ma maschere; non mostrano percorsi, ma caricature; non cercano autenticità, ma reazioni prefabbricate.

talk show italiani… Freak show

Tutto viene spinto verso l’eccesso: la gelosia, il litigio, la rivalità, la vanità, il vittimismo, la piccola umiliazione quotidiana trasformata in spettacolo da salotto.Il punto non è neppure soltanto il cattivo gusto. Il punto è la sistematica mercificazione del vuoto. Si prendono fragilità umane normalissime, bisogni affettivi, ambizioni, insicurezze, e li si espone sotto i riflettori come materiale da consumo. La persona scompare, resta il personaggio. La realtà scompare, resta la dinamica.

Dinamica tossica

La dinamica deve essere tossica, esasperata, ridicola, abbastanza morbosa da trattenere lo spettatore ancora qualche minuto davanti allo schermo.Il danno vero è culturale. Perché una televisione costruita così abitua lentamente a una mutazione profonda: insegna che per esistere bisogna esagerare, che per essere ascoltati bisogna deformarsi, che la dignità è sacrificabile se produce visibilità. Insegna che l’apparenza vale più della sostanza, che il chiasso conta più del pensiero, che il grottesco è ormai linguaggio quotidiano.

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E allora il problema non è solo la bruttezza di certi programmi. Il problema è ciò che lasciano dietro di sé: un immaginario impoverito, un pubblico assuefatto alla mediocrità, una società che comincia a scambiare il degrado per normalità. E quando il degrado diventa abitudine, il livello non scende soltanto in televisione: scende nella testa, nel linguaggio, nel gusto, nel modo stesso di stare al mondo.

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