Spiegatemi il senso perché qualcosa non mi torna. Lo avevano marchiato come folle. Un mostro da fermare, un’ombra da esorcizzare prima che contaminasse il mondo. Così lo hanno raccontato, così lo hanno inciso nella pietra del senso comune. Ma se ci fermiamo un istante, se spogliamo lo sguardo dalla propaganda e osserviamo davvero questo presidente, qualcosa scricchiola.

Spiegatemi il senso perché qualcosa non mi torna

Fuori dai confini della Corea del Nord, il suo nome non è inciso sulle rovine delle nazioni. Non ha incendiato la Siria, non ha sventrato l’Iraq, non ha affamato l’Africa. Non ha saccheggiato risorse come fossero bottini di guerra, non ha cancellato città con l’atomica, non ha alimentato massacri settari in Ruanda, non ha polverizzato Tora Bora, non ha frantumato la Libia, non ha smembrato la Somalia, non ha trasformato la Palestina in un cimitero a cielo aperto, non ha cosparso il Libano di fosforo, non ha bombardato il Venezuela,non ha rapito capi di Stato come pedine su una scacchiera imperiale.

E il dittatore pazzo e criminale internazionale sarebbe lui?

Eppure è lui, dicono, il dittatore sanguinario. È lui il nemico numero uno dell’umanità. Intanto, coloro che hanno ucciso, distrutto, deportato, saccheggiato intere nazionivengono vestiti di parole nobili: democratici, liberatori, umanitari.Carnefici con la cravatta, devastatori con il lessico dei diritti. È così che funziona il rito.

Spiegatemi il senso perché qualcosa non mi torna

Non si governa solo con le armi, ma con le narrazioni. Si decide chi è il mostro e chi è l’eroe, chi va temuto e chi va applaudito, non in base ai fatti, ma all’obbedienza geopolitica. Questo è il vero lavaggio del cervello: non cancellare la realtà, ma riscriverla finché smette di fare male.

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