Secondo giorno di ribellione per gli agricoltori italiani, che ieri hanno invaso le strade con i loro trattori e oggi presidiano piazzale Ostiense a Roma. Non è una passeggiata: è una guerra contro chi, seduto nelle poltrone dorate di Bruxelles o nei ministeri romani, pensa di poter svendere il nostro Paese a basso costo.

Secondo giorno di ribellione per gli agricoltori italiani

Al centro della protesta c’è l’accordo con i paesi del Sud America, varato in via transitoria dalla Unione Europea. Un accordo che, come uno schiaffo in faccia, apre le porte ai prodotti esteri realizzati con costi ridicoli e senza alcun rispetto per l’ambiente, la sicurezza alimentare e il lavoro umano. Mentre i nostri contadini sudano sotto il sole, rispettano regole ferree e difendono il Made in Italy, Bruxelles regala mercati ai concorrenti stranieri e governi italiani compiacenti guardano, annuiscono e firmano.

La CGE cosa dice?

E la Corte di Giustizia europea? Un’altra scusa per prendere tempo, come se il destino dei nostri agricoltori potesse aspettare i tempi infiniti della burocrazia. Nel frattempo, le aziende chiudono, le campagne si svuotano e il governo finge di “preoccuparsi” mentre il vero Made in Italy viene sistematicamente tradito. È chiaro: chi ha firmato questi accordi non ha mai visto un campo di grano, non sa cosa significhi piantare, raccogliere e vivere di terra. Pensano che il denaro e i mercati globali siano più importanti della vita dei contadini italiani.

Secondo giorno di ribellione per gli agricoltori italiani

Ma la terra non si tradisce impunemente. I trattori che oggi riempiono piazzale Ostiense non sono solo mezzi agricoli: sono simboli di rabbia, resistenza e giustizia. Gli agricoltori italiani non chiedono favori. Chiedono rispetto. Chiedono che il loro lavoro venga difeso, che i mercati siano equi e che chi governa capisca finalmente che chi nutre il Paese non può essere sacrificato sull’altare di Bruxelles e dei suoi “accordi commerciali”. E se qualcuno pensa di ignorarli, si ricordi che i trattori fanno rumore… e quel rumore, oggi, parla di tradimento, ingiustizia e rabbia.

Di Cento Righe

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