Riviera Gaza

La costruzione di un Riviera Gaza o Gaza Resort, fortemente voluta dal governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, rappresenta una delle più ciniche, infami e vergognose operazioni politiche nazi e commerciali del nostro tempo. Un’operazione mascherata da progetto di “ricostruzione” che cela in realtà un piano spietato di colonizzazione economica e rimozione sistematica dei palestinesi dalle loro terre.

Riviera Gaza… roba da infami nazisti

Condanniamo con la massima severità l’ennesimo atto di prevaricazione e umiliazione del popolo palestinese. Netanyahu, ormai figura simbolica dell’infamia militare e del suprematismo etnico, utilizza la retorica della rinascita per perpetrare una politica di annientamento. Dopo anni di annientamento e di devastazione sistematica della Striscia di Gaza, la proposta di costruire un lussuoso complesso turistico su territori appena ridotti in macerie non è altro che uno schiaffo all’umanità intera. Parlare di “resort” dopo 100 mila vittime accertate (maggioranza di bambini e donne), quando il 70% della popolazione di Gaza è sfollata, quando ospedali e scuole sono ridotti a cumuli di detriti, è disumano e moralmente osceno e la stessa esistenza di Israele è un abominio.


Il cosiddetto Gaza Resort non è solo il frutto dell’ambizione imperialista di Netanyahu, ma un progetto in cui convergono interessi geopolitici ed economici di altri stati e attori privati. Si parla del coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita, Stati Uniti, Russia, Italia, Vaticano e una moltitudine di aziende occidentali, pronte a investire in un’area devastata solo per trarne profitto. Questi stati e multinazionali che oggi si propongono come partner per la “ricostruzione” sono, in realtà, complici di una pulizia etnica. Costruire piscine e hotel di lusso su terra palestinese sottratta con la forza equivale a legittimare l’eliminazione e l’espulsione forzata di un intero popolo.

Per non dimenticare

È importante ribadire: non si può costruire la pace sulla cancellazione dell’identità di un popolo. Il “resort” in questione non è solo un progetto edilizio: è un tentativo deliberato di cancellare ogni traccia della vita palestinese, della loro storia e del loro diritto a esistere. È il simbolo di un capitalismo predatorio alleato con il colonialismo moderno, dove il capitale economico diventa uno strumento di annessione e annichilimento.
La comunità internazionale, troppo spesso silenziosa o complice, ha l’obbligo morale di opporsi. Non si può parlare di diritti umani, giustizia e pace, e allo stesso tempo accettare in silenzio che i sopravvissuti di Gaza vivano nelle tende mentre si progettano suite con vista mare per i turisti stranieri e miliardari di ogni nazione. Non si può elogiare la “normalizzazione” delle relazioni regionali mentre i palestinesi vengono cancellati dalla loro stessa terra.

Riviera Gaza o Gaza Resort

La costruzione del Gaza Resort è un crimine morale e politico. Netanyahu, e tutti coloro che ne prendono parte, vanno denunciati non solo per le vittime causate dai bombardamenti, ma anche per l’offesa perpetuata contro il diritto fondamentale di un popolo a vivere, ricordare e ricostruire secondo la propria volontà. Non ci sarà pace vera finché Gaza sarà venduta al miglior offerente. E non ci sarà giustizia finché non si smetterà di scambiare sofferenza per profitto.

Di Cento Righe

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