Per anni l’Occidente ha costruito una narrazione quasi cinematografica attorno ai servizi segreti israeliani. Il Mossad è stato trasformato mediaticamente in una struttura mitologica, circondata da un’aura di intoccabilità morale, dove ogni operazione clandestina viene automaticamente raccontata come “necessaria”, “preventiva” o “difensiva”. Ma il racconto pubblicato da Ynet sull’“esercito nascosto del Mossad in Iran” apre uno scenario molto più inquietante e politicamente devastante.
Servizi segreti israeliani
Perché qui non si parla semplicemente di spionaggio internazionale. Qui si parla della possibile costruzione di reti clandestine operative all’interno di uno Stato sovrano attraverso cittadini civili addestrati militarmente, reinseriti nella società iraniana come normali persone in attesa di attivazione. Se questa ricostruzione fosse confermata, ci troveremmo davanti a qualcosa che supera perfino il concetto classico di intelligence. Non più soltanto raccolta di informazioni o infiltrazioni strategiche, ma una vera e propria militarizzazione occulta della società civile straniera.
Operazione “Rising Lion”
Secondo quanto riportato da Ynet, durante l’operazione “Rising Lion”, lanciata il 13 giugno 2025, agenti iraniani sarebbero stati addestrati in Israele per poi rientrare in Iran e vivere apparentemente vite normali fino all’ordine operativo. Una struttura invisibile, costruita nel silenzio, fatta di identità doppie, comunicazioni criptate e missioni attivate all’ultimo momento per evitare fughe di notizie. Il quotidiano israeliano parla perfino di armamenti introdotti clandestinamente nel territorio iraniano, smontati e nascosti dentro oggetti comuni per eludere controlli e sospetti. Componenti bellici fatti entrare pezzo dopo pezzo nel cuore di un Paese straniero. Non è più semplice intelligence: è preparazione sistematica di sabotaggio interno.
Servizi segreti israeliani
E la domanda diventa inevitabile: se operazioni simili fossero state attribuite all’Iran, alla Russia o alla Cina, quale sarebbe stata la reazione occidentale? Avremmo probabilmente ascoltato per settimane parole come “terrorismo internazionale”, “aggressione ibrida”, “minaccia globale alla sicurezza”. Invece quando certe operazioni vengono associate a Israele, improvvisamente il linguaggio cambia. La destabilizzazione diventa “sicurezza nazionale”. Le infiltrazioni diventano “azioni preventive”. Le cellule clandestine vengono raccontate come strumenti legittimi di difesa geopolitica. È il grande doppio standard che domina la politica internazionale contemporanea: esistono Stati ai quali sembra essere concesso tutto nel nome della sicurezza, anche operazioni che in altri contesti verrebbero definite atti di guerra.
L’aspetto piùpericoloso?
Ed è forse proprio questo l’aspetto più pericoloso dell’intera vicenda. Non soltanto l’esistenza di reti clandestine o operazioni segrete — che nella storia dei servizi d’intelligence sono sempre esistite — ma la progressiva normalizzazione pubblica di questi metodi. Perché oggi le guerre non iniziano più con dichiarazioni ufficiali o invasioni tradizionali. Iniziano molto prima. Dentro le comunicazioni. Dentro le infrastrutture civili. Dentro le reti informatiche. Dentro le città. E soprattutto dentro le vite di persone comuni trasformate in strumenti geopolitici inconsapevoli o reclutati nell’ombra.
Servizi segreti israeliani
Il Medio Oriente è diventato il laboratorio mondiale di questa nuova guerra invisibile: una guerra fatta di sabotaggi, cyber-attacchi, infiltrazioni civili, propaganda, operazioni coperte e destabilizzazione permanente. Una guerra che non ha più bisogno di eserciti schierati al confine perché il conflitto viene ormai costruito direttamente dall’interno delle società. Ed è qui che emerge il vero nodo morale e politico: fino a che punto uno Stato può spingersi nel nome della propria sicurezza senza distruggere le regole stesse della convivenza internazionale?
Perché quando i servizi segreti iniziano a operare oltre ogni limite giuridico, infiltrando società straniere, armando cellule clandestine e preparando sabotaggi interni, il confine tra intelligence e guerra sporca diventa sempre più sottile. E forse la notizia più inquietante non è nemmeno ciò che avrebbe fatto il Mossad, ma il fatto che il mondo stia lentamente imparando ad accettarlo come normale.
