PD e Schlein, la resa dei conti che verrà. La mia previsione è questa: se il PD continuerà a lucidare la vetrina senza cambiare ciò che espone, finirà per perdere altri pezzi di fiducia. Schlein potrà riempire piazze, moltiplicare appelli, annunciare svolte; davanti alle stesse contraddizioni, però, anche l’applauso più generoso comincerà a somigliare al rumore della pazienza esaurita.
PD e Schlein, la resa dei conti che verrà
Il passato tornerà a bussare, soprattutto quando il partito pretenderà di presentarsi come una creatura appena nata. Nessuna faccia nuova cancellerà automaticamente le responsabilità precedenti. Prevedo che quella memoria diventerà un conto politico sempre più pesante: chi ha pagato le delusioni chiederà spiegazioni, mentre i custodi dell’apparato cercheranno un’altra assoluzione.
Schlein sostiene il salario minimo. Proprio per questo, la credibilità della sua proposta dipenderà dalla capacità di trasformarla in un’alternativa riconoscibile. Se ogni battaglia verrà diluita per tranquillizzare le correnti, crescerà la sensazione di una sinistra che promette protezione e poi domanda pazienza. Il precario finirà per riconoscere quella musica.
Dove vuole andare?
Sul riarmo e sul futuro dell’Europa, prevedo che le ambiguità diventeranno ancora più difficili da nascondere. Se il PD tenterà di accontentare contemporaneamente sensibilità inconciliabili, ogni decisione aprirà una crepa. Le formule eleganti serviranno sempre meno: chi aspetta salari dignitosi pretenderà di capire quale posto occupa davvero nelle vostre priorità. Alle prossime elezioni, il rischio maggiore potrebbe arrivare dalle sedie vuote, dalle schede abbandonate, dalla stanchezza di chi smetterà di riconoscersi nelle promesse.
PD e Schlein, la resa di Conte
La destra potrebbe raccogliere anche questo regalo: un’opposizione che consumerà le energie spiegando perché non può scegliere. Poi qualcuno chiamerà quella rinuncia realismo, con impeccabile faccia tosta. Dentro il partito, immagino la consueta resa dei conti: se i risultati deluderanno, le correnti cercheranno un volto sul quale scaricare responsabilità collettive. Schlein potrebbe diventare il bersaglio degli stessi equilibri che avrà tentato di preservare. Il palcoscenico cambierà protagonista, mentre i proprietari del teatro continueranno a custodire le chiavi.
Non è dibattito politico è nascondino
Voi chiamerete tutto questo dibattito, pluralismo, complessità; fuori potrebbe crescere una domanda assai meno sofisticata: a che cosa servite? Prevedo che quella domanda farà più male di qualsiasi invettiva, perché obbligherà il PD a misurarsi con la propria utilità concreta. Nessun comunicato riuscirà a riempire il frigorifero di una famiglia.
Questa previsione potrà essere smentita soltanto da scelte che costino qualcosa anche al partito: rompere convenienze, chiarire priorità, assumersi responsabilità. Altrimenti Schlein rischierà di restare la promessa appesa alla vetrina di un negozio che non consegna. Quando la fiducia finirà, non basterà cambiare l’insegna: qualcuno presenterà il conto delle parole.
©Fabio Fiorina – centorighe.com

[…] chiamate prudenza il rinvio, equilibrio l’esitazione, responsabilità la rinuncia. Poi chiedete fiducia a chi avete lasciato fuori dalla porta. Meloni può continuare a stare comoda finché la vostra […]