Papa Francesco contro gli «intrighi mafiosi» dell’Opus Dei: le lettere che scuotono il Vaticano. Due lettere, poche righe tracciate a mano, e improvvisamente il silenzio vaticano comincia a fare rumore. Non parliamo di indiscrezioni raccolte in qualche corridoio, né della consueta guerra tra fazioni clericali alimentata da anonimi monsignori. Parliamo delle parole di Papa Francesco, vergate personalmente e indirizzate al vescovo di Barbastro-Monzón, Ángel Pérez Pueyo, impegnato da anni in un durissimo braccio di ferro con l’Opus Dei per Torreciudad. Parole nette, quasi brutali: «Non cedere!», poi il riferimento a quegli «intrighi mafiosi» dai quali il Pontefice voleva liberarlo.
Papa Francesco contro gli «intrighi mafiosi» dell’Opus Dei
Il santuario di Torreciudad non è soltanto un luogo di culto. È il cuore simbolico dell’Opera in Spagna, un centro spirituale, identitario, economico e inevitabilmente politico. La controversia non può quindi essere liquidata come una disputa tra sacrestie per una chiave, una statua o un fonte battesimale. In gioco c’è molto altro: chi comanda, chi controlla, chi custodisce i beni, chi pretende di decidere senza rispondere al vescovo del territorio.
La prima lettera
La prima lettera risale al 13 luglio 2023. Francesco esorta Pérez Pueyo a resistere: «Non cedere!». Quattro giorni dopo il vescovo destituisce il rettore del santuario e nomina un sacerdote di propria fiducia. Coincidenza? Difficile crederlo. Quel gesto appare oggi sostenuto direttamente dal Papa, mentre l’Opus Dei vede incrinarsi un potere ritenuto inattaccabile.
Seconda Lettera
Il secondo manoscritto, datato 13 ottobre 2024, è ancora più esplosivo. Francesco aveva appena nominato commissario straordinario l’arcivescovo Alejandro Arellano, decano della Rota Romana. «Rendo visibile il mio intervento diretto», scrive il Pontefice. Poi aggiunge che il trasferimento prospettato al vescovo serviva a sottrarlo agli «intrighi mafiosi» in corso.
Perché utilizzare un’espressione tanto grave? Quali pressioni conosceva Francesco? Chi stava tentando di allontanare Pérez Pueyo da Barbastro e per quale interesse?
Papa Francesco contro gli «intrighi mafiosi» dell’Opus Dei
Al vescovo sarebbe stata prospettata la diocesi di Ciudad Real, sostenendo che non riuscisse più a reggere lo scontro. Pérez Pueyo raggiunse Roma, spiegò al Papa di voler restare e raccontò quanto stava accadendo. Francesco avrebbe compreso di essere stato ingannato e bloccato il trasferimento. Se questa ricostruzione è corretta, qualcuno avrebbe presentato al Pontefice una realtà capovolta, trasformando la resistenza di un vescovo nella sua presunta resa. Non un equivoco, ma una manovra.
Madonna degli Angeli
Il nocciolo materiale resta la Madonna degli Angeli, scultura romanica dell’XI secolo trasferita a Torreciudad negli anni Sessanta. L’Opus Dei sostiene di possedere atti validi sulla cessione perpetua del diritto d’uso e custodia. La diocesi ribatte che la documentazione decisiva non compare nei propri archivi e pretende il ritorno dell’immagine. Sullo sfondo rimane anche il fonte battesimale legato a Josemaría Escrivá.
Papa Francesco contro gli «intrighi mafiosi» dell’Opus Dei
Francesco aveva già ridotto l’autonomia dell’Opus Dei, sottoponendola al Dicastero per il Clero e imponendo la revisione degli statuti. Torreciudad sembra dunque parte di uno scontro più vasto: la volontà di ricondurre una potente organizzazione ecclesiale dentro controlli reali. Il Pontefice argentino, però, è morto lasciando il dossier aperto. Ora la responsabilità ricade su Leone XIV.
Che cosa farà il nuovo Papa? Darà seguito alla linea del predecessore oppure permetterà che quelle lettere vengano archiviate come fastidiosi fogli del passato? Torreciudad attende una decisione. Anche la Chiesa attende di sapere se davanti agli «intrighi mafiosi» si indaga oppure si abbassa, ancora una volta, lo sguardo.
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