Oggi il mondo parla dell’espulsione degli attivisti della Flotilla come se fosse accaduto qualcosa di enorme. Titoli, indignazione di facciata, dichiarazioni diplomatiche, editoriali costruiti per dare l’illusione di una coscienza ancora viva. Ma la verità è molto più sporca e molto più semplice: la Flotilla passa, Israele resta. Resta con il proprio potere militare, con la propria protezione internazionale, con il proprio scudo geopolitico costruito sopra interessi economici, strategie militari e servilismi occidentali.

Oggi il mondo parla dell’espulsione degli attivisti della Flotilla

Gli attivisti verranno rimpatriati, forse intervistati, trasformati per qualche giorno in simboli mediatici di resistenza umanitaria. Poi il ciclo delle notizie cambierà direzione e il mondo tornerà alla propria anestesia morale. Gaza invece resterà lì. Affamata. Distrutta. Sepolta sotto macerie, fame, paura e silenzi calcolati. Qui emerge tutta la decomposizione etica dell’Occidente contemporaneo.

Diritti umani?

Gli stessi governi che parlano continuamente di diritti umani, democrazia e legalità internazionale, davanti a Israele diventano improvvisamente prudenti, muti, burocratici. Riescono a imporre sanzioni devastanti contro intere nazioni nel giro di poche ore quando serve agli interessi geopolitici atlantici, ma davanti a ciò che accade in Palestina producono soltanto comunicati tiepidi, proteste insignificanti e teatrini diplomatici utili esclusivamente a salvare la faccia davanti all’opinione pubblica, nessuna vera sanzione, nessun isolamento, nessuna rottura strategica, nessun embargo reale.

Oggi il mondo parla dell’espulsione degli attivisti della Flotilla

Perché la verità è che Israele non viene trattato come uno Stato normale. Viene trattato come un’entità intoccabile. Un alleato da proteggere a ogni costo, persino quando il costo diventa la distruzione morale dell’Occidente stesso.
E allora l’espulsione della Flotilla diventa quasi una rappresentazione teatrale utile a tutti. Israele mostra forza e controllo. I governi occidentali fingono indignazione controllata. I media alimentano quarantotto ore di polemica prefabbricata. Poi tutto continua esattamente come prima: accordi militari, interessi economici, cooperazioni tecnologiche, forniture, protezioni diplomatiche.

Gaza continua a morire

Nel frattempo Gaza continua a morire lentamente davanti agli occhi del pianeta.
Questo è il punto che molti fingono di non capire: il problema non è la Flotilla. Il problema è l’impunità. Un’impunità così evidente da essere ormai diventata struttura permanente dell’equilibrio internazionale. Ciò che per altri Stati provocherebbe isolamento immediato, processi internazionali e demonizzazione globale, nel caso di Israele viene assorbito, giustificato o addirittura normalizzato.

Il paradosso

Allora il mondo assiste a un paradosso osceno: si organizzano summit sulla pace mentre si continua a finanziare la guerra; si piange per le vittime davanti alle telecamere mentre dietro le quinte si proteggono gli equilibri che quelle vittime continuano a produrle. La Flotilla verrà dimenticata rapidamente. Gaza no.

Il sangue sul tempo

Gaza resterà come una ferita aperta dentro la memoria del nostro tempo. E insieme a quella ferita rimarrà anche il volto di governi servi, vigliacchi e politicamente prostituiti agli interessi di potenze che decidono chi abbia diritto alla compassione e chi invece debba essere sacrificato nel silenzio generale.

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